La corsa per succedere alla Guida Suprema dell’Iran, Alì Khamenei, ha assunto i caratteri di una guerra feroce, ma occulta, che si combatte nei recessi più nascosti dello Stato profondo di Teheran.

Lo stesso Ayatollah Khamenei sembra abbia in mano alcune leve di manovra per indirizzare la scelta verso il nome di suo figlio, Mojtaba Khamenei.

Gli analisti sostengono che i perni sui quali può far leva la strategia di Khamenei siano soprattutto due: lo stretto legame, costruito nel tempo, con le Guardie della Rivoluzione, i Pasdaran, e l’influenza che egli esercita sul clero militante della città santa di Qom.

Il seminario dottrinale di Qom, un tempo indipendente, ma ora sottoposto all’autorità finanziaria di Khamenei, ha infatti la prerogativa di poter conferire uno status di eccellenza teologica a beneficio di chi ambisca a divenire Guida Suprema.

L’accesso a questo altissimo ruolo che è insieme politico e religioso, come si conviene ad una teocrazia, richiede infatti di possedere delle credenziali di alto profilo in ambito dottrinale, affinché il candidato possa esservi elevato, vita natural durante, dall’Assemblea degli Esperti.

Tale scenario, nonostante le ricorrenti voci, appare però improbabile per almeno due di ragioni: la prima è che una successione dinastica sarebbe del tutto inopportuna considerando che la rivoluzione islamica del 1979 ebbe tra i suoi primi scopi quello di abolire la monarchia ereditaria; in secondo luogo Mojtaba, pur avendo fatto studi teologici ed essendo professore presso il seminario di Qom, non ha il necessario ed elevato status religioso per aspirare alla massima carica.

E’ pur vero che può contare sull’appoggio dei Pasdaran, ma non è il solo ad averlo; anche Ebrahim Raisi ha costruito una solida relazione con essi ed ha credenziali politiche e teologiche superiori rispetto a Khamenei figlio.

Anzitutto è il capo dell’intero sistema giudiziario iraniano e nello stesso tempo membro dell’Assemblea degli Esperti; ma fino allo scorso anno guidava la Astan Quds Razavi potente ed influente fondazione che, oltre a gestire uno dei luoghi più sacri del paese, il santuario dell’Imam Reza, gli ha consentito di tessere una estesa rete di consensi politici in tutto il paese; in secondo luogo, da ex sfidante del Presidente eletto Hassan Rohuani, che si dice coltivi anch’egli velleità “supreme”, si è posizionato da tempo nel campo di un’opposizione oltranzista, dalla quale rassicura i fautori della linea dura sia clericale che politica.

Infine c’è l’outsider, Sadeq Larijani, il capo del  Consiglio per il Discernimento, organo consultivo strettamente legato alla Guida Suprema, che negli ultimi anni ha accresciuto il suo potere informale, caratterizzandosi come una delle tipiche espressioni del deep State iraniano. Egli, considerato molto vicino a Khamenei, ha preceduto Raisi come capo della magistratura iraniana ed è tutt’ora membro dell’Assemblea degli Esperti.

Basterà tutto ciò a sollevarlo da una condizione di apparente minorità? A complicare ulteriormente le cose, circola insistentemente la notizia secondo cui vi sarebbe una lista segreta contenente due o tre nomi di possibili candidati, tenuti coperti al solo scopo di alimentare un clima di continua tensione e reciproco sospetto tra le varie istituzioni del paese.

Chi prevarrà in questa ristretta élite, tra candidati palesi e nascosti? Con buona probabilità colui che saprà meglio interpretare le istanze provenienti dalle strutture informali create in questi anni da Khamenei e strettamente legate alla sua figura: per esempio il suo Corpo di sicurezza personale, ma soprattutto il Beit-e Rahbar o Ufficio della Guida Suprema, un vasto network fatto di centinaia di suoi rappresentanti collocati in tutti i gangli delle strutture statali e che riferiscono direttamente a lui. Dovrà essere però una figura in grado di guadagnare anche il placet dei Pasdaran, i quali negli ultimi lustri hanno enormemente accresciuto il loro potere attraverso un braccio economico che agisce come il più grande collettore di appalti, in tutto il paese.

Saranno infatti soprattutto loro, detentori di una sorta di golden share, a fare la differenza tra i sommersi ed i palesi.

(Foto: Office of the Iranian Supreme Leader)