Il Fatto Quotidiano scrive con Gianluca Roselli un pezzo “I nipotini di La Malfa si sono presi Repubblica” con una certa apprezzabile ironia che merita una risposta. Forse se l’articolo lo avesse scritto Antonio Padellaro che è nato nella stessa cucciolata, ci sarebbero state meno dimenticanze e banalità storiche. Su La Voce Repubblicana hanno scritto o avuto ruoli di direzione Alberto Ronchey, Giovanni Spadolini, Francesco Compagna, Giovanni Conti, Randolfo Pacciardi, Oddo Biasini e molti giovani che si sono fatti le ossa e oggi, sono tra i pochi, se non gli unici, giornalisti liberi di questo paese, come Davide Giacalone, come Ugo Magri, come il compianto Maurizio Marchesi, Oscar Giannino, Stefano Folli e Maurizio Molinari. Perché il PRI è sempre stato e rimane il partito della Repubblica con Mazzini, con Ugo La Malfa, con Spadolini, oggi con Corrado de Rinaldis Saponaro segretario del PRI eletto al XVIX congresso di Bari di un anno fa. Il giornalista del Fatto ricorda che il PRI è sempre stato  – e rimane, aggiungo io – il partito più Atlantista, filo-americano e filo-israeliano d’Italia. Stare con la civiltà occidentale e democratica non è certo uno spregio visto che la DC strizzava l’occhio al petrolio arabo e tesseva con Gheddafi, il PSI di Craxi quella con Arafat, e il PCI era organico all’Unione Sovietica. Per anni siamo stati, assieme ai partiti laici, gli unici difensori di un equilibrio internazionale che ha garantito pace, sviluppo e democrazia al nostro paese e ai paesi europei. Ribadirlo, oggi, contro le fughe filo-cinesi e filo-russe di questo governicchio di avventurieri è molto importante. Ci fa molto piacere che giornalisti autorevoli come Molinari, Folli e Giannino denuncino il pericolo autoritario ed anticostituzionale dei Dpcm governativi. Ci fa molto piacere perché è la stessa linea che il PRI denuncia da tempo fino ad auspicare un governo di solidarietà nazionale a guida Mario Draghi che rappresenta la possibilità forse unica per il rilancio del paese e di una nuova alleanza Atlantica rinforzata a cui l’Italia e magari l’Europa devono partecipare con nuovo slancio.

Il PRI ha sempre sostenuto che l’ossatura di una democrazia fosse nel consentire a tutti senza problemi di classe di esercitare una funzione di responsabilità verso l’interesse generale del paese. Per noi, la Repubblica è un patto sociale con regole condivise, dove tutti, chi governa e chi sta all’opposizione perseguono una cultura di governo dell’interesse generale.

Togliatti diceva che il PRI era un piccolo partito di massa, dove al suo interno, come in un patto sociale, operai delle fabbriche, mezzadri e contadini, lavoratori del marmo e piccoli e medi artigiani, commercianti, imprenditori, grandi imprenditori e managers come Agnelli, Visentini, Maccanico, Cuccia, convivevano. Tutti uniti da comuni valori, laici, libertari e democratici. Noi siamo stati e siamo per la libertà di impresa, e per il diritto e la tutela dei lavoratori. Per il PRI l’impresa è un valore sociale che va difeso, non combattuto. Per noi il merito è un valore che va premiato, non compresso. La solidarietà è da perseguire con la politica dei redditi redistribuendo le risorse. Per questo siamo stati a lungo un punto di riferimento che andava ben oltre il 3/5 % nella coscienza che elettoralmente rappresentavamo. Scalfari e Montanelli ci dipingevano come il partito della borghesia illuminata, non quella salottiera dei radical chic. Quell’altra Italia che rischiava in proprio, non l’Italia dei sussidi e dell’assistenzialismo che univa nello spreco Dc e PCI e che oggi è rappresentata dal partito-sistema PD, e dai populismi di destra e di sinistra. Il sistema maggioritario, di destra contro sinistra, gli uni contro gli altri armati ha distrutto il concetto di “patto sociale”, ha spaccato il paese in due parti, portato odi, sostituito la democrazia parlamentare con la telecrazia, lo stato laico con la sottomissione alla Chiesa, la politica dell’interesse generale con la lotta per la conquista del potere.


Se i tanti repubblicani, che sono cresciuti con la nostra cultura, che grazie a questa cultura hanno avuto l’educazione al dovere verso il bene comune e la libertà che ha consentito loro di emergere in vari campi delle professioni, dell’imprenditoria, dell’informazione stampata o radio-televisiva…. Se si riunissero con noi i Cisnetto, i Giannino, i De Nicola, i Giacalone, i Molinari, John Elkann, i Padellaro e tutti quelli che hanno cultura mazziniana e repubblicana e il sogno di una Repubblica Atlantica Occidentale (e forse degli Stati Uniti di Europa) diventerebbe realtà. Per farlo, occorre liberarsi del conformismo della mediocrità e aprire una nuova fase.