Gli stabilimenti balneari sono stati abbandonati assieme a tutto il settore turistico, e ancora ad oggi – data in cui altri anni erano già aperti – non sanno nulla del loro destino. Io li ho seguiti per 30 anni, e so perfettamente che non meritavano tale trattamento. La categoria ha da anni il problema della direttiva Bolkestein che getta grandissima preoccupazione sulla categoria perché indica di tenere aste pubbliche per il rinnovo delle concessioni. Questa legislazione supera quel diritto di insistenza che per anni aveva garantito la possibilità di rinnovo e quindi anche la possibilità di programmare gli investimenti e gli ammortamenti. In altri paesi le grandi multinazionali vincono le aste, chiudono le spiagge e per entrare occorre pagare. Qui non è così. La stagione balneare, di solito inizia, secondo l’ordinanza della Capitaneria di Porto competente, il 10 maggio e termina il 25 settembre. Per stagione balneare si intende il periodo durante il quale sono garantiti i servizi di salvamento e di assistenza ai bagnanti. Negli altri periodi precedenti o successivi è issata sul pennone bandiera rossa, il che segnala che non è previsto il servizio e che quindi il bagnante deve fare molta attenzione. In realtà se gli stabilimenti rimangono aperti hanno sempre qualcuno in grado di intervenire. In Romagna il servizio viene garantito anche nelle zone libere. Ma la preparazione della spiaggia, rimozione delle dune di sbarramento che a fine stagione si alzano a protezione dalle mareggiate, rinascimento eventuale dovuto ad erosione, pulitura della battigia, preparazione, delle distanze fra sdraio ed ombrelloni, manutenzione di cabine, bagni, doccia, e tutti i servizi e giochi iniziano già due mesi prima come minimo. Quest’anno lo Stato ha bloccato tutto, solo pochi giorni fa è stato consentito l’accesso per le manutenzioni e ancora manca un protocollo di sicurezza che consenta di montare a norma ombrelloni alle distanze consentite. Manca un protocollo che indichi le misure sanitarie e di prevenzione nel bar o nel ristorante dello stabilimento. Non è che gli esercenti balneari non siano pronti; è questo governo di incapaci che non sa cosa fare. Rinvia a non si sa quando. Non prende decisioni definitive sulla Bolkestein, si dice che prolungherà le concessioni fino al 2030/33, non ha previsto indennizzi a fondo perduto per riconoscere il danno imposto dalla forzata chiusura. Lascia circolare ipotesi ridicole di barriere in plexiglass o di distanze ogni dieci metri da un ombrellone all’altro che allarmano solo gli operatori. Tutto perché nelle taskforce del governo ci sono incompetenti e non imprenditori che conoscono le attività. Una mentalità punitiva che denota una concezione ostile all’impresa che invece è un valore sociale da difendere ed incentivare. Si continua così; fra alberghi che non possono riaprire rischiando se si ammala qualcuno nell’albergo di essere civilmente e penalmente perseguibili (e questo vale anche per gli stabilimenti balneari), l’incuria a fornire certezze sul superamento della Bolkestein, l’incapacità di fornire liquidità alle imprese per i danni subiti da chiusure forzate, l’incapacità di indicare protocolli con le misure di sicurezza da rispettare rischiano di far saltare la stagione turistica estiva con danni per alcune centinaia di migliaia di imprese, più di qualche milione di occupati, fra fissi e stagionali e un 13% del PIL. Come si possa difendere l’inettitudine di questo governo io non riesco a capirlo. Aggiungo che molti di questi esercenti votavano e votano PRI grazie ad un rapporto consolidatosi nel tempo con Oddo Biasini e col PRI Emiliano-Romagnolo. Il PRI deve prendere le difese di tutti quei ceti medi che costituiscono l’ossatura della nostra economia. Gli esercenti balneari sono organizzati in cooperative che gestiscono insieme tutti i servizi di salvataggio, di informazione, di organizzazione di eventi e di indirizzo per il rispetto per le ordinanze, dei contratti di lavoro per i dipendenti etc.
Queste realtà hanno fatto del turismo in Romagna un’eccellenza in Europa e nel mondo. Vanno tutelate.