Sotto la divisa da medico carcerario nel petto di von Konte batte un cuore liberale. Contro il parere dei suoi scienziati, le raccomandazioni già esplicitate dal professor Lo Palco, le preoccupazioni dell’Oms, la stima della curva di ritorno, la bava alla bocca del ministro Boccia, Von Konte ha detto che gli italiani andranno al mare. Per una volta c’è da credergli per lo meno perchè il 31 luglio decadono i suoi poteri dittatoriali, per cui dovrebbe essere il parlamento e non lui a chiudere le spiagge. Viktor Orban si è presentato alla Camere per chiedere la legislazione di emergenza e le camere che sono sotto il suo controllo gliel’ hanno concessa. Von Konte ha fatto invece votare a febbraio un decreto così complesso che il Parlamento non si è accorto di cosa votava, ma adesso che finalmente l’ha capito, stai fresco. E questo sempre che il governo ci sia ancora il 31 luglio, perchè la pandemia ha colpito l’1 per cento della popolazione, la crisi economica può colpirne il 70 per cento e molto più rapidamente di quello che il governo si rende conto. Se ne rendesse conto avrebbe già afferrato a piene mani il Mes gli unici soldi sicuri su cui potrebbe contare di tutti quelli che dovrebbe erogare a pioggia quando la nostra sanità è per lo meno da riprogettare da capo. C’è chi ha osservato giustamente che forse il governo pensa di risolvere tutti i problemi con le donazioni richieste pietosamente dalla protezione civile. Più maliziosamente potrebbe contare su qualche tangente sulla produzione di mascherine, altrimenti dovrebbe alzare le tasse che ha appena dichiarato di voler esentare a chi ha perso o compromesso la sua attività. Può essere che la ripartenza sarà rapida, ma intanto bisogna ancora ripartire con un paese messo allo stremo ed un governo che ancora impugna le ordinanze contro quelle regioni che sono consapevoli a suo contrario delle necessità dei lavoratori. Per la prima volta, dai tempi della presidenza Pininfarina, il secolo scorso, abbiamo una Confindustria che si è schierata apertamente con il nuovo presidente contro il governo. E’ il coraggio della disperazione di un mondo imprenditoriale alla canna del gas. Ci vuole poco quindi perchè il governo il 31 luglio vada al mare volentieri con il resto degli italiani. In quel caso, il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha detto che non resterebbe che votare. Fortuna vuole che la parola di Zingaretti conti come il due di coppe a briscola. Lo stesso aveva detto nel caso di crisi del governo giallo verde e si è ritrovato lui alleato con gli odiati populisti. Ma se mai Zingaretti avesse ragione bisogna vedere con un bilancio fallimentare dell’azione di governo sul groppone, quanti voti prenderebbero le opposizioni. C’è giusto il tempo per pensarci e magari accorgersi che l’unica speranza di sopravvivenza per lo tsunami che si sta preparando, questo vero, non creato in laboratorio, si chiama Mario Draghi.