Ieri a caldo, abbiamo espresso un giudizio critico sul comportamento del governo nella liberazione di Silvia Romano con tanto di partecipazione a quello che i terroristi di Al Qaeda giudicano un vero spot propagandistico per il successo della loro azione criminale. Oggi, a freddo, è ancora peggio. Indossando, da donna libera, quel jilbab verde che è il simbolo dell’Islam più fanatico, che le donne somale devono indossare come simbolo di sottomissione, Silvia Romano ha offeso tutte loro e il popolo italiano. Non è in discussione la sua conversione spontanea all’Islam, ognuno è libero di abbandonarsi al proprio sentimento religioso, ma tenersi quel costume di violenza, significa condividere non l’Islam, ma il fanatismo jihadista salafita.

Cosciente o meno che lo sia, Silvia doveva presentarsi al popolo italiano con rispetto e Conte e Di Maio dovevano pretendere un diverso comportamento. La colpa è del governo se al-Shaabab ha aumentato il proprio prestigio tra i terroristi che possono usare quelle immagini in cui la loro eroina viene accolta con tutti gli onori. E lei si sente tale, saluta dal balcone ancora con la veste simbolo dell’oppressione, con i mass media che continuano a tributargli l’omaggio del palcoscenico. La Romano non è un eroina; è il simbolo di un mondo che non distingue i carnefici dalle vittime.

La giovane cooperante era consapevole del rischio che correva andando in Kenia, paese indicato dalla Farnesina come ad alto rischio di terrorismo. É partita lo stesso, non sconsigliata dalla associazione per cui lavora, non riconosciuta dal Ministero degli esteri. É stata rapita e consegnata a chi voleva rapirla, per chiedere un riscatto. Lo Stato italiano deve liberarsi da questi ricatti morali, nell’unico modo possibile. Promulgando subito una legge in cui si affermi chiaramente che chi si reca in paesi ad alto rischio di terrorismo o di instabilità politica segnalati come tali dal Ministero degli esteri ci va a suo rischio e pericolo.
Questo è l’unico modo per non essere ricattati. Non pagare riscatti è l’unico modo per non trattare coi terroristi e per non finanziare il terrorismo internazionale. Il gruppo al-Shabaab, vicino alla rete al-Qaeda celebra la fine dell’anno e l’inizio dell’anno nuovo bruciando i cristiani. Questo gruppo terroristico che ha rivendicato decine di attentati non deve essere legittimato da un governo di uno stato democratico.

Chi esibisce, in libertà, i simboli di quella follia, va isolato e messo nell’oblio, non omaggiato. Ha detto che ci vuole tornare? Ci torni ignorata e con il disprezzo che le donne somale, con grande dignità gli hanno espresso. La libertà di culto è fuori discussione, ma la libertà di esibire simboli di oppressione e di morte va condannata. Se un nazista avesse sfilato in uniforme davanti a un gruppo di partigiani durante la guerra o nel dopoguerra sarebbe stato ucciso in nome della libertà contro la barbarie. Non siamo in guerra, ma i terroristi sì. Nessuno può sfidare la democrazia e i suoi valori di tolleranza e di libertà per fare propaganda agli assassini.