Bisogna essere solidali con il bravo commissario per l’emergenza Arcuri. Con tutto il suo capoccione non capisce come mai lui fissa il prezzo delle mascherine e quelle scompaiono dalle farmacie. Se Arcuri avesse una volta aperto un libro di storia saprebbe di un comitato di salute pubblica a Parigi, un capolavoro democratico a confronto dell’attuale governo, che voleva calmierare il prezzo del pane e il pane spariva dalle botteghe. Nemmeno con le baionette della Guardia nazionale si riuscì a riassicurarlo, ma può darsi che rivolgendosi ai tabaccai, l’ideona di Arcuri, le mascherine ricompaiano magicamente. E si che il pane lo si mangiava anche prima del comitato di salute pubblica, mentre le mascherine, solo due mesi fa non le voleva nessuno, per l’Oms erano inutili. Allora se il governo vuole imporle come il pane, farebbe bene ad acquistarle al prezzo di mercato e distribuirle al popolo gratuitamente, e invece di promettere miliardi che nessuno ha ancora visto si vedrebbero le mascherine. Chi ha visto qualche soldo per ora dovrebbe essere una organizzazione terroristica islamica, fra le più sanguinarie, fra l’altro con cui il governo di Arcuri ha pensato bene di intessere rapporti. Pensare che questo governo era stato lodato dalla Nato che ora lo scopre amico, oltre che della dittatura cinese, anche della Jihad. D’altra parte questo è il governo in cui per la prima volta nella storia della Repubblica, un suo ministro viene accusato di rapporti con la mafia non da un boss pluricondannato, ma da un magistrato e quel magistrato è ancora in carica. Verrebbe da dire come quando Fouchè e Talleyrand si presentarono insieme da Luigi XVIII che il vizio si accompagna al crimine. Il vizio di un presidente del Consiglio che prescrive ai cittadini cosa devono fare nella loro vita privata, insieme ai crimini della mafia e della Jihad che aleggiano sul suo governo, quello per cui l’Italia era al sicuro dal coronavirus.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.