Nonostante il pubblico ludibrio al quale le prestigiose firme del giornalismo italiano additano chi esprime qualche riserva sul comportamento della signorina-signora Romano, ci permettiamo sommessamente di esporre un modesto concetto.

Ammesso e non concesso che durante i diciotto mesi di carcerazione la signorina sia stata sottoposta ad ogni vessazione psicologica e fisica, se il suo rilascio (please, non parliamo di ‘liberazione’) era vincolato alla clausola di rinnegare la propria religione, aderire all’Islam , indossare l’uniforme imposta alle donne della fazione terroristica, bene non possiamo che esserle vicini con grande considerazione.

Resta il fatto peroò che la ragazza scendendo la scaletta del jet e nelle sue immediate dichiarazioni si sia lanciata in vistosi apprezzamenti per come era stata trattata manifestando la volontà di tornare quanto prima.

Se la gabbana che le hanno imposto i suoi ex carcerieri fosse stata l’ultimo affronto dovuto pagare alla sua incolumità, la signorina-signora Silvia avrebbe avuto la possibilità, prima dell’atterraggio, di levarsela da dosso, ritornare in abiti occidentali visto, oltretutto, che si trovava su un velivolo italiano e quindi sul territorio della sua nazione.

Avere scelto, invece, di lanciarsi nell’immediatezza del suo drammatico ritorno ‘a casa’ in vasti apprezzamenti per il mondo che l’aveva segregata a lungo l’ha resa consapevolmente un’attivista del movimento terrorista da cui era appena scampata a caro prezzo per i contribuenti italiani.

Una sua scelta ovviamente, così come è una nostra scelta giudicare serenamente un comportamento lesivo della nostra dignità nazionale (ammesso che ne sia rimasta una, dopo la parata governativa all’aeroporto).

Auguriamo a questa Silvia-Aisha tutto il bene possibile, ma non possiamo nascondere che il suo comportamento ci ha fatto un pò schifo.

Speriamo che presto si ricongiunga con il suo amore somalo, ricoperto di soldi italiani alla faccia di chi, nella penisola, sta soffrendo le pene dellinferno.

Viva questa Italia…del ‘ce la faremo (?)’