Rivolti la divisa azzurrina di Augusto Pinochet e ti ritrovi indosso i panni sgargianti del marchese di Gilbert de La Fayette. Volevi schiacciare il Paese sotto la più efferata tirannia nei panni da generale cileno? Ora hai deciso di regalare la libertà in quelli del generale marchese. La stoffa è sempre quella, la persona anche ma la coreografia è ben cambiata. Non stai più dietro una scrivania rintanato alla Moneda. Sei in piedi alto bello come sul Campo di Marte, con Rocco Casalino che ti regge il mantello, manca solo il cappello piumato. Ora così come il Conte generale non sapeva come entrare nella spirale repressiva, il Conte marchese non sa altrettanto come uscirne. Non ha letto manco i giornali francesi che indicano un’Italia sull’orlo della miseria, e favoleggia di ristoratori pronti a rinunciare a cento coperti per venti, ad albergatori intenti a ritagliare metri, nelle spiagge, a clienti in mascherina che attendono il loro turno per entrare nei negozi. Tutto sotto scrupolosa sorveglianza, si è vestito da marchese di La Fayette, mica da Danton. Ma il bello è che pensa anche che ci siano dei turisti stranieri che accorrano per vedere e vivere tutto questo. Gli amici austriaci di La Fayette, da cui il marchese fu costretto a rifugiarsi. Giuseppe Conte conosce bene la storia infatti si è già premurato di inserire nel nuovo decreto una bella proroga per l’emergenza, ben camuffata che il parlamento magari nuovamente gliela rivota. Muore la bisnonna di Casalino e si ritorna al comitato di salute pubblica. Monocratico ovvio.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.