In Germania a metà dell’800 c’era una diatriba filosofica sulla realtà. A chi sosteneva che essa fosse solo e sempre razionale, si opponeva chi diceva che l’unica realtà fosse Dio. Il bello è che queste due realtà non erano conciliabili in nessuna maniera. Da allora il senso della realtà in Occidente risultò per lo meno incrinato. Al deputato 5 stelle che ha messo nel mirino la sanità lombarda, a parte il tatto, è mancato il senso della realtà, perchè la crisi lombarda dipende innanzitutto dall’avventatezza con cui le forze politiche, tutte, hanno sottovalutato un fenomeno cominciato il 7 gennaio scorso. Ma anche se si avesse ragione nel denunciare la sanità lombarda, il senso della realtà richiederebbe di compararla a quella veneta che è stata pari a quella tedesca. Per cui il Veneto ha reagito virtuosamente alla pandemia, ne è uscito prima di ogni altra regione del nord e questo principalmente per non avere mai ascoltato il governo nazionale. Va detto che i consiglieri tecnico-scientifici della Regione hanno svolto un formidabile lavoro, cosa che non si può dire di quelli di Roma. Ma il senso del reale impone una considerazione più ampia, la locazione dei morti. Solo oggi sappiamo essere avvenuta per il 40 per cento all’interno delle case di cura ed aspettiamo ora di capire del restante sessanta, su cui pure abbiamo un sospetto. Una pandemia che si concentra in un determinato ambiente ci dice qualcosa di diverso dai numeri sparati ne vuoto dalla protezione civile ogni giorno. Dal 7 gennaio al 7 marzo il virus ha avuto modo di correre eppure la sua mortalità si è rintanata. Ci sarà un momento nel quale il paese sarà obbligato a riconoscere la realtà per la sua evidenza. Abbiamo avuto uno tra i più alti numeri di decessi con una delle più gravi crisi economiche mai verificatesi, degna di una guerra totale persa. Gli altri paesi dell’Unione europea non sono in queste condizioni, nemmeno la Spagna che pure è stata un disastro. Quei paesi che hanno compromesso la salute, hanno salvaguardato l’economia e hanno comunque un decimo dei nostri morti. Altri ancora hanno salvaguardato entrambi i fronti. Quando gli italiani avranno chiaro questo quadro, magari con le tasche vuote, non sarà un bel momento per chi da solo ostinatamente ha gestito la crisi a colpi di ordinanze in conferenze stampa e coloro che glielo hanno consentito.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.