Dunque il Gruppo Fca ha chiesto l’attivazione delle garanzie pubbliche a Sace a copertura di una richiesta di finanziamento di 6,3 miliardi di euro presso Intesa SanPaolo. In risposta, il coro populista si è scatenato e unito in un abbraccio ideale con gli indomiti dinosauri del comunismo di retroguardia per denunciare la calata dei barbari nel Paradiso italiano. Secondo noi, le decisioni di investimento vanno prese sulla base delle convenienze economiche e nell’interesse dello sviluppo, e non sulla base di costrutti ideologici e pulsioni dirigistiche.

Prima considerazione. Se Fca chiede 6,3 miliardi di euro significa che il gruppo ha fatturato almeno 25,2 miliardi di euro in Italia nel 2019 e ha costi del personale di almeno 3,15 miliardi di euro in Italia. L’art 1 comma 2 lettera C) del DL Liquidità stabilisce una formula precisa per la concessione di garanzie statali al credito. I numeri sono questi: ragioneria, non ideologia. Il Gruppo Fca è ora una multinazionale con una massiccia presenza in Italia e con un peso significativo nella produzione di Pil e di occupazione. E’ nell’interesse dello Stato poter influire sulle politiche industriali di una multinazionale ben capitalizzata, diversificata geograficamente e per linee di prodotto, sana e finanziariamente sostenibile, piuttosto che custodire la sede legale di una impresa poco competitiva, con un rischio di concentrazione eccessivo, esposizione costante al rischio paese e poca capacità di crescita.

L’esempio negativo è Alitalia. Cioè altri 3 miliardi di soldi del contribuente bruciati nel pozzo nero di un malato terminale tenuto in vita con la respirazione artificiale del denaro pubblico. Al punto che bisognerebbe votare per quel partito che prende l’impegno solenne a portare i libri in Tribunale e chiudere il mostro alato una volta per tutte. Magari se ne andasse in Olanda l’Alitalia . . .

Cipro, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Regno Unito, Slovenia, Stati Uniti, persino la Cina comunista perseguono l’attrazione delle multinazionali, o parti di esse, offrendo incentivi fiscali, programmi di sostegno agli investimenti e finanziamenti agevolati. Nessuno proporrebbe di limitare la partecipazione a Wimbledon ai tennisti inglesi, tanto per dire, o di escludere i tennisti residenti a Monte Carlo.

Invece di fare la guerra al capitale e all’impresa, andrebbero create le condizioni per rendere l’Italia un paese importatore di multinazionali e non costringere le imprese ad espatriare in cerca di certezza del diritto, equità fiscale e stabilità politica.

Seconda considerazione. Ospitare multinazionali con stabilimenti in Italia che si affidano alle garanzie dello Stato italiano attraverso il settore bancario, è un fattore estremamente positivo. Lo Stato italiano proietta la sua influenza ispettiva e regolamentare su operazioni produttive globali e acquisisce potere negoziale nei confronti delle multinazionali. Crucialmente, guadagna voce in capitolo su una parte consistente delle relazioni industriali. L’art 1 comma 2 lettera L) del DL Liquidità stabilisce che “l’impresa che beneficia della garanzia assume l’impegno a gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali”.

La concessione di garanzie è un contratto e un affare. Come tutti i contratti e tutti gli affari va negoziato e documentato in maniera tale da fissare gli impegni precisi delle parti e attivare adeguati strumenti di interlocuzione, senza, va da sè, il ricorso ai commissari politici proposti da qualcuno.

E’ singolare che chi reclama la mutualizzazione europea del debito pubblico combatta la mutualizzazione internazionale dell’impresa privata.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.