Il Governo Uk ha pubblicato il nuovo regime tariffario del Regno Unito, la Uk Global Tariff. La Ukgt sostituirà la tariffa esterna comune dell’Unione europea il 1° gennaio 2021 alla fine del periodo transitorio. La Ukgt eliminerà le riscossioni su 30 miliardi di sterline di beni e merci in entrata. Illustrando il nuovo regime, Liz Truss ha spiegato che esso renderà il commercio internazionale più lineare riducendo burocrazia e oneri amministrativi per le imprese. In dettaglio, la Ukgt rimuove i prelievi al di sotto del 2%, mentre mantiene in vigore la tariffa del 10% sull’importazione di automobili e le tariffe applicate sui prodotti alimentari come l’agnello, la carne bovina e il pollame. In totale, il 60% degli scambi commerciali in entrata saranno ora esenti da tariffe Uk. Nel commentare le nuove misure, il Segretario al commercio non ha nascosto il suo appagamento: “Per la prima volta in 50 anni il Regno Unito è in grado di prendere decisioni commerciali adeguate alla sua economia”. La promulgazione del nuovo regime tariffario ha anche un significato ulteriore, in quanto non consente più all’Ue di fare melina nelle trattative Brexit confidando su un’estensione del periodo transitorio. Nel mentre, il terzo ciclo di negoziati Brexit si è concluso senza risultati. Il capo negoziatore David Frost ha preso atto della posizione europea e dopo consultazioni con Downing Street ha dichiarato: “Il governo ha convenuto che l’Uk non accetterà di rinunciare ai diritti propri dello Stato indipendente; l’Ue ha palesato, attraverso l’ accordo Ceta con il Canada, che le sue richieste non sono indispensabili al mercato unico europeo”. A questo punto, sembra sempre più plausibile che Londra possa ritirarsi dai negoziati e condurre il commercio con l’Ue in base alle regole della Wto. Boris Johnson sta pianificando un check-up prima dell’ultimo ciclo di negoziati previsto per giugno per decidere se esiste merito nel continuare i colloqui con Bruxelles o non sia meglio impegnare sforzi e risorse sugli accordi commerciali bilaterali con gli Usa, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda. Nel corso delle trattative, l’insistenza europea sul level play field, già poco verosimile di suo, aveva perso ogni credibilità dopo l’audizione di Ursula von der Leyen al Parlamento europeo. La Presidente della Commissione Ue aveva infatti comunicato ai deputati di Palazzo Cherlemagne che il via libera agli aiuti di Stato deliberato dall’Eurogruppo in risposta alla pandemia “non sembra in grado di garantire il level play field in Europa”. In risposta alle interrogazioni sul tema dell’ingiusto vantaggio procurato alla Germania dall’allentamento delle regole europee conseguenti alla crisi sanitaria, von der Leyen ha dovuto riconoscere: “E’ emerso un evidente dislivello delle condizioni di gioco nel mercato unico europeo”. Il rapporto periodico sull’economia appena trasmesso dalla Commissione all’Europarlamento prevedeva che la Germania avrebbe avuto un rallentamento dell’economia molto meno drammatico rispetto alla maggior parte degli altri Stati membri e che si sarebbe ripresa più velocemente, anche se la sua recessione (-6,5%) è ancora stimata come la più grave dalla II Guerra mondiale. Ciò nonostante, la Germania ha ricevuto oltre la metà degli aiuti di Stato approvati dalla Commissione dall’inizio dell’emergenza coronavirus. Mentre la Commissione continua ad agonizzare sul pacchetto di salvataggio, la frattura tra gli Stati membri continua ad esasperarsi, al punto che il Commissario per l’economia, Paolo Gentiloni, ha abbandonato i suoi consueti toni avveduti, per avvisare il blocco dei paesi neo-anseatici che la divergenza economica tra questi e i paesi del Club Med rappresenta una “minaccia esistenziale” per l’Unione europea. Nel frattempo, i primi effetti energizzanti prodotti dai negoziati commerciali col Giappone si è irradiato nel Tyne and Wear con la forza della kryptonite. L’impianto Nissan di Sunderland verrà utilizzato per la produzione di veicoli Renault nell’ambito di un accordo tra le due case automobilistiche. Dato che la Nissan ha deciso di tagliare la sua produzione automobilistica globale di oltre il 20%, il trasferimento della catena di montaggio europea dalla Spagna all’Uk segnala un investimento a lungo termine sul mercato britannico da parte della casa automobilistica giapponese. Il Regno Unito ha anche collocato il primo titolo di Stato con un tasso di interesse negativo in 326 anni. Il Debt Management Office, ha offerto 3,75 miliardi di sterline di obbligazioni a 3 anni con un rendimento di -0.003%. Con l’inflazione scesa a 0,8% in aprile, ben al di sotto dell’obiettivo del 2 per cento, i mercati non escludono la probabilità di ulteriori stimoli monetari da parte della Boe. Gli swap sui tassi di interesse overnight per la riunione Boe di dicembre sono scesi sotto lo 0. Come ha detto Andrew Bailey “navighiamo in acque inesplorate”.

Articolo precedenteSi cade nell’ideologia sul prestito a FCA
Articolo successivoMemorial day, i morti contati e i morti dimenticati
Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.