C’è un’ora della notte chiamata del lupo perchè la gente o veglia o muore. La Repubblica, quando il governo vuole una sua milizia privata ha battuto questa ora. Questa milizia non avrà compiti di polizia, ha assicurato il premier nella sua assoluta convinzione di avere a che fare con un popolo di imbecilli. Non ne ha mica bisogno. Basta assumerne di sorveglianza e di delazione, per darsi presto un carattere paramilitare. L’importante per questo governo è mettere al rogo ogni elementare principio del diritto civile, fuori da qualsiasi rispetto democratico. La ragione è che in base ad un principio puramente democratico, quale il voto, questo governo non esisterebbe, non dispone di una maggioranza fuori dal parlamento. Per questo Renzi ha salvato un ministro indegno di questo nome come Bonafede. Altrimenti il composto parlamentare avariato del governo Conte sarebbe spazzato via in un momento. Il governo è attaccato all’emergenza come un ragno alla sua tela. Non è detto che sia necessariamente pericoloso, il livello del personale di governo è tale da dubitarne ampiamente, ma è nocivo, perchè avvelena i costumi democratici, che in una Repubblica sono tutto. Nella Repubblica non si gira a volto coperto, e non è detto che sia poi nemmeno un’usanza salutare essere costretti a respirare con un panno davanti alla bocca, altrimenti lo si farebbe comunemente e non solo in una corsia di ospedale. Altrettanto non è salutare il distanziamento sociale come non capire che una volta violato quello, saremmo dovuti essere tutti morti se il virus fosse davvero letale. Un virus letale, non uccide una persona su sei e circolando indisturbato per almeno tre mesi, avrebbe già completato il suo corso, o per lo meno, non si sarebbe ristretto ad una sola fascia della popolazione, quella più debole. Il cerino nel pagliaio, per usare le immagini suggestive del professor Lopalco, è stato già acceso, ma questo cerino non è il virus, è il governo.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.