Boris Johnson ha rotto gli argini, abbandonato ogni prudenza, fatto priorità della difesa dei valori ed è sceso sul sentiero di guerra contro la Cina. Il Primo Ministro ha dato mandato al Civil Service di predisporre una operazione Gladio per l’economia per eliminare ogni forma di dipendenza commerciale dalla Cina su forniture mediche e importazioni rilevanti per la sicurezza nazionale. L’iniziativa, dal nome inequivocabile — Project Defend, è stata affidata al falco Atlantista Dominic Raab. Il Foreign Secretary identificherà le aree in cui il Regno Unito può essere vulnerabile nei confronti di potenze straniere ostili e svilupperà piani di autosufficienza strategica. I piani del governo, già in preparazione da tempo, hanno subito un’accelerazione dopo che Pechino ha varcato le linee rosse del fair play diplomatico, minacciando il Regno Unito di applicare misure ritorsive se il governo dovesse decidere di escludere Huawei dalla rete 5G britannica. In settimana il quotidiano China Daily, controllato dallo Stato e diretto dal Partito Comunista Cinese, aveva pubblicato un editoriale provocativo e assertivo che ha persuaso Whitehall a sparare ad alzo zero. L’articolo dichiarava: “Se da un lato il Regno Unito spera che tenere la linea Usa su Huawei lo aiuterà ad ottenere un accordo commerciale favorevole con Washington, con cui ha iniziato le trattative questo mese, dall’altro i benefici saranno compensati dalle perdite”. Ma la multinazionale di Shentzen è da ora soggetta a nuove sanzioni Usa che vietano l’uso di qualsiasi proprietà intellettuale americana. Di conseguenza, Huawei non è in grado di utilizzare i suoi microchip e le uniche possibili alternative rendono la rete di tlc incapace di garantire la sicurezza delle informazioni in transito. Il Primo Ministro era intenzionato a ridurre gradualmente la partecipazione di Huawei a zero entro il 2023, ma poi gli eventi sono precipitati. Dapprima c’è stato l’insabbiamento di Stato sulla pandemia e le pressioni sull’Oms. Poi, il varo di una nave da guerra capace di trasportare truppe da sbarco e elicotteri d’assalto per presidiare gli arcipelaghi contesi tra Cina, Vietnam e Taiwan. Da ultimo, la repressione a Hong Kong che ha marcato il superamento della linea rossa di non ritorno. Il Segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha dichiarato al Congresso che Hong Kong ha perso l’autonomia dalla Cina concordata con l’handover del 1997, e le salvaguardie dell’Hong Kong Policy Act del 1992 sono dunque a rischio. La situazione ha convinto Downing Street della necessità di un inasprimento diplomatico. In parallelo Londra lavora sulla sicurezza sanitaria. Il 4 giugno avrà luogo a Londra il Global Vaccine Summit. L’incontro si prefissa la più ampia partecipazione di leader da tutto il mondo (il PCM Giuseppe Conte prenderà parte ai lavori virtuali) e la raccolta di almeno $7,5 miliardi a favore di Gavi, l’Alleanza per i Vaccini, per il periodo 2021-2025. Gavi è un soggetto fondamentale nella lotta contro la diffusione del Covid-19. Ma Londra si prefigge l’ambizioso obiettivo di guidare, a partire dal Covid-19, lo sviluppo di una strategia di pronta risposta internazionale perfettamente coordinata contro tutte le pandemie. Il Regno Unito ha offerto di condividere con la comunità mondiale tutta la ricerca scientifica necessaria per garantire una filiera di produzione e fornitura in grado di rendere rapidamente disponibili vaccini, trattamenti e test efficaci in tutto il mondo, anche nei paesi a basso reddito, per neutralizzare sul nascere la diffusione dei virus. Nel mentre, a Bruxelles si prepara la messa in scena di un classico: “Tanto rumore per nulla”. L’approccio tutto o niente dell’Ue in materia di pesca, che ha prodotto lo stallo dei negoziati commerciali Brexit, verrà abbandonato. L’Ue aveva chiesto al Regno Unito di mantenere i diritti di accesso alle acque di pesca britanniche, trovando la ferma opposizione di Londra arroccata sulla linea Maginot del modello norvegese, che prevede quote di accesso annue basate sul principio dell’attaccamento zonale. Un diplomatico del Servizio per l’Azione Esterna Ue ha detto all’agenzia Reuters: “La nostra richiesta di mantenere invariati i termini della politica di pesca comune è impossibile da sostenere”, ammettendo la disponibilità europea a cedere sul compromesso proposto da Londra. Nelle ultime settimane, sono stati molti i ripensamenti a Rue de la Loi. Mortui non mordent.




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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.