Anche Giulio Tremonti, che propone la solidarietà nazionale, ci starebbe bene nel PRI che per primo, tre mesi fa propose un governo di unità nazionale a guida Mario Draghi. I governi che non decidono, che fanno imputridire le situazioni, sono i peggiori.

La Repubblica è un patto sociale con regole condivise che unisce il paese. Soprattutto nei momenti di emergenza deve vivere quello spirito di patriottismo costituzionale repubblicano che è prima di tutto amore per il proprio paese in un concetto di patria, che è ogni luogo dove vive la libertà, la democrazia, che è esercizio di una funzione di responsabilità verso l’interesse generale che tutti i cittadini esercitano per tutelare il bene comune che è la Repubblica.

Chi vuole lo scontro sociale, chi divide il paese in destra sinistra, non ha capito che cos’è la Repubblica democratica e qual è il ruolo di un Repubblicano in Repubblica.

Abbiamo conquistato negli anni il ruolo di cospiratori contro la monarchia, di lotta strenua contro tutte le dittature fasciste, naziste, comuniste, contro la dittatura delle religioni, contro la dittatura del mercato e delle speculazioni finanziarie che opprimono i popoli, abbiamo combattuto gli utilitaristi perché non lasciano orizzonte ai giovani e sprecano nel contingente, abbiamo inventato la politica di programmazione e la politica dei redditi che non era la pianificazione comunista o la concertazione corporativa tipica dei regimi fascisti dove contano solo i più forti e lo Stato certifica le disuguaglianze sociali, territoriali. Abbiamo sempre combattuto la forma più subdola di governare che è quella assistenziale perché per un po’ di carità rende schiave le persone.

Questo modo di governare ispirato da una concezione religiosa è ostile alla scienza, alla conoscenza dell’umanità come molla del progresso in ogni epoca. Questa concezione è contro le cellule staminali, contro ogni forma di progresso sanitaria che elimini le sofferenze perché nelle sofferenze può esercitare il proprio ruolo di carità. Abbiamo sempre combattuto la teoria della conflittualità di classe perché nella visione democratica repubblicana di patto sociale c’è spazio e ruolo per tutti dal bracciante agricolo, all’operaio, dal pescatore al commerciante, dall’artigiano, al piccolo e medio imprenditore, dalla cooperazione al grande imprenditore, ognuno cresce e si sviluppa senza bisogno di conflitti sociali, di concertazione clientelare. È la politica che fa la sintesi dell’interesse generale distribuendo le risorse verso investimenti nel sistema paese, nei servizi sociali efficienti. In quello che si chiama un’idea di paese democratico con un modello di sviluppo ordinato e moderno non contraddittorio nelle sue scelte, non conflittuale fra spinte campaniliste, territoriali, regionaliste, nazionaliste.

Noi siamo la coscienza critica della Repubblica perché abbiamo in noi la storia delle lotte per la Repubblica, per questo isoliamo i fautori dello scontro destra sinistra che ha prodotto il disastro del nostro paese. Noi rifiutiamo lo scontro sovranisti di destra e populisti di sinistra, perché potremmo benissimo catalogare sovranismi di sinistra e populismi di destra e il risultato non cambia. Però un repubblicano non può non comprendere che populismo e sovranismo sono l’effetto di politiche sbagliate a livello europeo e sopratutto dalle politiche di concertazione a livello nazionale, che tutelano solo le categorie e le zone più forti e catturano voti con l’assistenzialismo e il clientelismo. Ecco allora che coloro che intraprendono, coloro che lavorano in stato di precarietà, chi è emarginato dal lavoro, chi vive la drammatica condizione delle mafie e del bisogno si affidano alla protesta, l’esasperazione è l’effetto di politiche “elitarie” corporative che mirano a conservare o raggiungere il potere, nessuno di questi pensa all’interesse generale.

Noi siamo il partito che non c’è ancora con una forza consistente, ma che è nelle coscienze di tutti i giovani che vogliono l’orizzonte della libertà e della democrazia, della giustizia sociale, del merito contro le baronie e le mafie che scelgono le carriere, in tutti i piccoli e medi imprenditori, che chiedono di non essere strozzati dalle carte e dalle tasse, da tutti i cittadini che vogliono una sanità efficiente, una scuola che educhi al senso del dovere e alla conoscenza, di tutti i cittadini che vogliono servizi efficienti non servizi inefficienti e costosi. Siamo nella coscienza di chi crede che il diritto al credo religioso sia un diritto che lo stato laico consente non che ne impone uno e limita gli altri. In chi crede che la partecipazione alla vita sociale sia un dovere, una virtù civile volontaria che ogni cittadino dovrebbe maturare, ma che la sovranità popolare si eserciti attraverso la elezione del Parlamento. L’Agorà mediatica che sostituisce la piazza della Grecia antica o la democrazia parlamentare repubblicana è un illusione ottica che genera qualunquismo e stravolge il senso comune. Noi siamo la coscienza storica di questo paese. E’ ora che da ogni sorgente carsica in cui il pensiero repubblicano mazziniano, Ugo La Malfiano, democratico, laico, liberal- democratico, si annida o si è preservato emerga e si stringa in un unico obiettivo: quello di creare il partito della Repubblica. Il PRI è lo strumento.

Per poterlo costruire occorre superare la stagione degli odi, della contrapposizione di schieramento, delle concezioni destra sinistra, abbiamo bisogno di una politica di solidarietà nazionale a guida Draghi che normalizzi la lotta politica, il confronto, in cui emergano visioni del paese, del mondo su cui ci si confronta senza delegittimare. Una di queste deve essere la visione repubblicana, laica, liberal democratica. Una visione di Repubblica come patto sociale con regole condivise, una visione di paese che cede una parte della sua sovranità nazionale in cambio degli Stati Uniti d’Europa dove la caratteristica principale sia la solidarietà democratica.

Un paese che preserva l’Alleanza Atlantica come scelta di civiltà occidentale e democratica, che difende il baluardo democratico d’Israele ricercando una soluzione di pace definitiva in medio Oriente. Un’Europa divisa e senza Alleanza Atlantica finisce preda delle mire espansionistiche della Cina e delle mire di potenza militare russa.

Se la politica di solidarietà nazionale a guida Draghi, necessaria, trovasse il concorso disponibile di tutti avremmo quella svolta culturale decisiva per capire che il patto sociale è l’essenza stessa della Repubblica e che il partito centrale che rappresenta questa essenza è il partito repubblicano.

Se tutti, a cominciare dagli intellettuali, dai professionisti liberi, dagli imprenditori non assistiti, dai ricercatori meritevoli, dai riformatori veri, trovassimo il coraggio di metterci alle spalle i piccoli interessi di ciò che siamo stati, le piccole o grandi vanità di esseri individuali che da soli subiranno il conformismo della mediocrità, l’innato senso della scorciatoia utilitaristica e pensassimo al senso di responsabilità del nostro tempo, potremmo costruire la Repubblica vera, quella che non è mai esistita perché dominata dai blocchi corporativi e dallo scontro sociale, dalle divisioni destra sinistra. Se prendessimo coscienza di questo, noi possiamo lasciare ai giovani l’orizzonte del futuro della libertà, della lotta per unire il paese attorno ai suoi valori. E questo vale più di ogni nostra aspirazione personale.