La convocazione degli Stati generali potrebbe essere derubricata nel caso migliore ad un atto di contrizione del sovrano non al popolo ovviamente, il popolo non è ricompreso negli Stati generali, ma agli ordini del Paese. Questa era per lo meno l’intenzione del buon Luigi sedici, che dopo più di due secoli lasciava la monarchia alla mercè degli ordini elettivi della Francia. Il Re non aveva una sola idea su come rimettere in piedi una grande nazione prostrata e voleva ascoltare cosa gli fosse proposto ed era sicuramente sincero in questa sua volontà, perché Luigi non era un tiranno voleva le riforme, quelle che fossero migliori alla sola condizione di essere lui a dirigerle. Chiaramente la Francia assolutista del ‘700 non disponeva di un parlamento di cui disponeva, ad esempio, la monarchia britannica, altrimenti Luigi vi si sarebbe recato per trovarvi il necessario conforto. É questa sproporzione storica che dovrebbe fare storcere la bocca all’idea degli Stati generali, Conte non è un capo partito che vuole ascoltare i suoi iscritti fuori dagli ordini preposti: é un capo di governo che invece di proporre soluzioni al paese si comporta come un capo partito. E’ possibile che in tempi ordinari questo potesse anche servire, in tempi come questi con la gente sull’orlo della disperazione la grande consultazione rischia di compromettere ulteriormente i consensi di cui dispone il governo. Si comprende che molti siano preoccupati perchè anche se questo governo è pessimo, e chi lo guida ha dimostrato di non avere una sola idea in testa, l’opposizione potrebbe essere persino rivelarsi peggio. Ed il dato politico con cui occorrerà pur confrontarsi è che Salvini rappresenta il primo partito del paese. Si poteva sperare prima della pandemia di riuscire a contenerlo, ma a questo punto è evidente che grazie agli errori del governo la lega è tornata a crescere e se non la lega, il partito dell’onorevole Meloni. Ora non c’è nessuna ragione per cui questi due partiti debbano essere alleati piuttosto che rivali e la proposta della solidarietà nazionale era un modo per evitare di lasciare sule spalle un’intera crisi su un governo di minoranza e cercare di accentuare i contrasti fra il partito di Salvini e quello della Meloni. Rifiutandola si è finiti in balia di un’opposizione destinata a crescere perché mentre il governo si incipria il naso, si prepara una nuova offensiva giudiziaria. Pensare che la magistratura riuscì a scardinare un intero sistema per una storia di tangenti al pio Albergo Tribulzio. Bene, oggi dispone di cadaveri su tutto il territorio nazionale come capo d’accusa. E chi la ferma.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.