Nel caso ci fossero dei dubbi Luigi XVI era un riformatore sincero. Piuttosto è difficile comprendere cosa fosse una società assolutista di più di due secoli fa. Per averne un’idea occorre pensare che se uno sperduto villaggio voleva riparare il tetto della chiesa aveva bisogno dell’autorizzazione del Re. Il Re era talmente stanco di essere sommerso di incombenze, Luigi poi amava passare il suo tempo a caccia, che diede l’amministrazione del territorio ai suoi nobili. Quelli erano ancora meno propensi ad occuparsi dei problemi di lui e se qualche suddito pensava di ovviare con l’iniziativa privata, rischiava come minimo la galera. Di fatto il paese era paralizzato, funzionava solo la tassazione, e il buon Luigi ebbe la grande idea degli Stati generali. Ora gli Stati generali non erano convocati a capocchia dal sovrano, prevedevano l’autonomia degli ordinamenti che componevano la Francia. Il clero e l’aristocrazia si eleggevano abbastanza facilmente i loro rappresentanti, il problema era come eleggere il terzo stato, la borghesia. Si indirono le elezioni generali, un fatto senza precedenti a cui parteciparono tutti i sudditi che pagavano la capitazione, una specie di irpef dell’epoca, 5 milioni di persone su venti di popolazione, un evento sconvolgente che rivoltò la Francia da cima a fondo. A corte erano terrorizzati dall’idea di Luigi; Malouet il cervello politico migliore di cui disponesse la corona voleva irregimentare le assemblee ma Necker, che fuori dai conti non capiva nulla, ritenne che sarebbe stato sufficiente indicare i presidenti delle assemblee. Una popolazione priva di qualunque esperienza politica si sarebbe subordinata facilmente. La prima cosa che fecero i comitati di assemblea fu di votare dei presidenti di propria fiducia sostituendoli a quelli del re. La rivoluzione iniziò così, probabilmente influenzata dalle società di pensiero che già erano attive e si riconoscevano in Francia. Per cui il popolo si scelse i suoi rappresentanti quasi dovunque direttamente e sulla base di preferenze indipendenti, cosa che Luigi aveva consentito. Ad Arras ad esempio la potente consociazione dei ciabattini elesse direttamente un avvocato che difendeva chi non poteva permetterselo, tal Robespierre. Se Malouet era disperato e Necker beatamente incosciente, Luigi ebbe quello che voleva un popolo consapevole dei suoi bisogni che gli inviava una degna rappresentazione. Anche se tempo due mesi chiamò gli svizzeri per chiudere gli Stati generali sfuggiti al suo controllo, nei suoi sentimenti il re era più democratico di Von Konte che invita chi gli pare. Il premier crede di fare gli Stati generali, al limite rifà la corte di Versailles.