Se persino il professor Mario Monti ha abbandonato il suo aplomb britannico per dire al governo di aver violato la legge ed indebolito l’Italia, significa che davvero abbiamo superato il limite. Per una volta bisogna anche capire il Presidente del Consiglio. Se Conte avesse accettato di votare l’emendamento Bonino sul Mes la sua maggioranza si sarebbe dissolta. Può darsi che a luglio riesca a trovare la quadra che ora gli manca e davvero i sostenitori del governo devono fare gli scongiuri. Prima della seconda ondata del virus vi sarà quella della disoccupazione e qui ci sarà poco bisogno degli scienziati. Tanto che il buon Gualtieri che sembrava addormentato ha detto riapriamo anche i contratti a termine, ovvero quelli che i 5 stelle hanno chiuso prima ancora che la Cina chiudesse Wuhan. Se Salvini e Meloni avessero un qualche senso politico si sarebbero piantati in aula a sbeffeggiare il governo invece hanno tolto il disturbo consentendo a Conte di tirare un sospiro di sollievo per rifugiarsi fra gli stucchi di Villa Pamphilj. Il presidente di Confindustria entrato agli Stati generali con il cipiglio di Bailly e ne é uscito con le smorfie di Talleyrand. Surtout pas trop de zèle. Se il governo paga le accise amici come prima. Si capisce bene come Conte possa levarsi la parrucca sollevato invitando tutti a volare alto. Il paese ha il Premier che si merita. Anzi visto l’inutilità del Parlamento, la pochezza delle parti sociali, i malumori degli invidiosi, Monti sarà roso dall’invidia per tale genio, Conte farebbe bene a trasferirsi direttamente al Gianicolo come Luigi XIV si trasferì a Versailles.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.