A rigori la medicina non è una scienza ma una teoria sperimentale per cui è impossibile non trovare pareri medici contrastanti su quasi ogni caso. Perché la medicina sia efficace non serve infatti un manuale ma un medico di fiducia capace di adottare le proprie conoscenze al paziente. Purtroppo in questa pandemia invece dei medici abbiamo trovato i virologi che più che curare gli uomini fanno esperimenti sui topi. Un medico d’ospedale nel lodigiano sin dall’inizio disse che il coronavirus si poteva curare con degli antiinfiammatori, ma nessuno gli diede retta, si doveva cercare il vaccino. Il professor Tarro, uno che ha fermato la polio, disse che non era certa la definizione di un vaccino, dagli addosso a Tarro. Ci sono dossier contro di lui anche alla Banca d’Italia. I vaccini costano e fanno guadagnare, vecchi farmaci rimessi in commercio no. Fanno guadagnare anche le mascherine che fino a tutto febbraio l’OMS aveva dichiarato inutili, tanto che il nostro governo le sue le aveva donate alla Cina. Le mascherine non servono indossate per strada a giugno servivano in corsia di ospedale a febbraio quando non c’erano. Ancora i nostri virologi non hanno spiegato perché c’è chi muore e chi no, ma pazienza. Stanno saltando fuori le ricerche sulla bassa intensità del virus per cui l’ottanta per cento degli infetti non ha sintomi e non può trasmetterne. Per questo siamo sopravvissuti non per il lockdown, perché se i supermercati sono aperti e la gente ci va quando gli pare, facciamo l’immunità di gregge non il lockdown. E tutto questo è ancora niente se altri ricercatori convinti che il virus fosse giunto a novembre sapranno dimostrare tale supposizione. Il comitato scientifico del governo era la Santa Inquisizione.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.