Il Presidente del Consiglio si ritrova in mano giusto un pugno di mosche, buone per distrarre i giornalisti. Ha come il sospetto che la Merkel chiedendo di accelerare a luglio il Recovery Fund lo voglia morto. Non è che Conte ami bighellonare fra Villa Pamphilj ed il cinema America come uno scioperato qualsiasi; è che ogni volta che è in un vertice di maggioranza si confronta con 25 posizioni diverse. Lui un piano per l’Europa non c’è l’avrebbe a settembre figurarsi adesso. Ha cercato persino un pour parler con Salvini, dammi una mano con i paesi frugali, mettiamoci una pietra sopra. Ma manco Salvini riuscirebbe a convincere Orban e gli altri avvelenati che non vogliono dare una lira all’Italia e guarda caso sono tutti paesi nell’orbita della Germania. La Merkel non ha mandato giù il bilaterale con la Cina e nemmeno Trump. E non gli perdonano nemmeno le aperture ad Haftar il sostegno a Maduro e detto fra di noi nemmeno la vendita di armi all’Egitto. Conte si è interrogato con Casalino, mica mi vorranno far fuori. Ed eccolo allora in Spagna e Portogallo, manca solo la Grecia per ricomporre la fiaba dei tre porcellini. Adesso teme che non sia stata una grande idea anche perché Gonzales li guarda dall’alto in basso. Quello lo hanno eletto, lui nominato dalla Casaleggio associati. Gli piacerebbe farsi un suo partito anche perché dei 5 stelle restano solo cocci e al pd gliela hanno giurata. Vedi la vicenda Autostrade, lui è l’unico con Toninelli a difendere le vittime, gli altri difendono i Benetton e non è per forza un demerito. Povero Conte. Fortuna che fra tanti ministri incapaci, Conte se n’è scelto uno che sa il fatto suo: la Lamorgese. Quella con la sua mentalità questurina ha compreso davvero la situazione del paese e l’ha detto a chiare lettere. Rischiamo tensioni sociali, ed è ancora un eufemismo. Se si riesce a far passare il controllo dei carri armati alla Lamorgese il governo può sperare di rifugiarsi a Palazzo Chigi fino a fine mandato, ma se nessun paese ostile ci aggredisce anche oltre.