Il destino sa essere beffardo. Dopo 4 anni di trattative, sarà la Germania, Presidente di turno dell’Unione Europea, a dover percorrere l’ultimo meglio della partita Brexit. In caso di collasso dei negoziati, sarà Berlino ad assumersi la responsabilità del fallimento davanti alla storia. Per Londra sarà una seconda prova di forza. Boris Johnson ha comunicato alla Cancelliera Angela Merkel che il Regno Unito lascerà l’Unione Europea alle stesse condizioni esistenti tra l’Australia e il blocco a 27 se non si troverà un accordo sulle relazioni commerciali entro luglio. “Sull’assetto dei rapporti futuri, il Primo Ministro ha garantito l’impegno del Regno Unito a lavorare per un accordo intensificando i colloqui” – ha comunicato l’ufficio stampa di Downing Street – “Ma ha anche osservato che il Regno Unito sarebbe ugualmente pronto a lasciare il blocco alle condizioni dell’Australia se non si riuscisse a raggiungere un accordo”. Simbolicamente, nel corso della sua visita a Londra, al negoziatore capo europeo Michel Barnier è stato servito pesce, mentre lui e il negoziatore britannico David Frost, hanno discusso sulle richieste europee di accesso alle acque di pesca britanniche. Nel frattempo, la Spagna ha rinunciato alle passate rivendicazioni di sovranità su Gibilterra in favore di una cooperazione intergovernativa con l’Uk, e così facendo ha rimosso un possibile argomento di controversia al tavolo dei negoziati commerciali. Ogni tavolo di confronto nella geopolitica a-polare sembra offrire opportunità di Global Britain e aprire spazi all’Uk per assicurarsi un ruolo di stabilizzazione dell’ordine mondiale. Downing Street ha confermato che Liam Fox sarà nominato come candidato Uk per il ruolo di direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il Wto deve nominare un nuovo direttore generale per sostituire il diplomatico brasiliano Roberto Azevedo, uscente. Fox, un avvocato del libero scambio globale, è visto come l’uomo giusto per indebolire i protezionismi emergenti che contribuiscono ad acutizzare le tensioni commerciali e per ricucire le relazioni tra l’organizzazione e l’Amministrazione Usa. Analogamente, l’offerta a tre milioni di cittadini di Hong Kong di trasferirsi in Uk alimenta la strategia a due punti del Primo Ministro. Secondo il Centre for Economics and Business Research se appena un decimo degli aventi diritto si trasferisse in Uk, il pil britannico potrebbe aumentare di 12 miliardi di sterline. Hong Kong contribuisce in maniera significativa a settori fondamentali  per l’economia britannica, quali edilizia, finanza e servizi professionali, mantenendo ingenti investimenti nel settore immobiliare. E ancora, la Royal Dutch Shell ha alluso al fatto che potrebbe spostare la sua sede legale e fiscale dai Paesi Bassi all’Uk nel tentativo di semplificare la sua complessa struttura aziendale. Il trasferimento sarebbe un secondo voto di fiducia sull’Uk dopo quello di Unilever, che ha consolidato la sua struttura multinazionale in un’unica sede legale e fiscale a Londra. Shell è una delle maggiori società quotate in Uk, con una capitalizzazione di mercato di 100 miliardi di sterline e più di 80.000 dipendenti in tutto il mondo. Ma per proiettare il soft power britannico nel mondo e tutelare la credibilità della Corona, il governo dovrà essere intransigente sulla rule of law. Per questo sarà importante poter usare l’arma delle sanzioni in modo indipendente dopo aver lasciato l’Ue. Dominic Raab è pronto ad annunciare il nuovo regime di sanzioni post-Brexit del governo, nominando i primi trasgressori che subiranno il congelamento dei beni in Uk. La prima lista dovrebbe includere individui accusati di violazione dei diritti umani in Russia, Arabia Saudita e Corea del Nord. Parlando a Westminster, Raab ha fissato le linee rosse invalicabili: “Da oggi, il Regno Unito avrà nuovi poteri per impedire a coloro che sono coinvolti in gravi abusi e violazioni dei diritti umani di entrare in Uk, incanalando denaro attraverso le banche [britanniche] e traendo profitto [dall’] economia [britannica]. Non permetteremo a coloro che cercano di infliggere dolore e distruggere le vite di vittime innocenti di beneficiare di ciò che il Regno Unito ha da offrire”. La parole del Foreign Secretary, valori e interessi, avrebbero compiaciuto Lord Palmerston.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.