Parlare di illusionismo, come ha fatto Paolo Mieli per il presidente del Consiglio, è scelta raffinata, da lettore di novelle di Thomas Mann. Mario e il mago venne scritta in Italia quasi novant’anni fa, serve pur sempre un tendone da circo. In questo caso, quello dell’avvocato Conte, non del cavalier Cipolla, non siamo sotto la tenda di un circo siamo al cielo aperto di tutto un paese. Se non ci sono giudici per giudicare giudicheranno le stelle della volontà di un singolo individuo che si sostituisce a quella della nazione. Nel nostro ordinamento, lo ha ricordato in una occasione solenne il presidente della Corte costituzionale, non è prevista la legislazione di emergenza. La ragione dovrebbe essere chiara a chiunque democratico e antifascista, in quanto la politica dell’emergenza fu quella di Mussolini e allora l’emergenza era il bolscevismo, non il coronavirus. La nostra costituzione, Repubblicana e antifascista, prevede solo la legislazione di urgenza. A fronte di situazioni di emergenza, come avvenne negli anni di piombo, la Repubblica ricorse al governo di solidarietà nazionale in modo che fosse il parlamento intero rappresentato nel governo ad effettuarne la politica. Non siamo una Repubblica presidenziale ed il governo deve rispondere del suo operato sempre al parlamento. Se occorre, si tiene aperto la notte come nella Repubblica francese del 1793 che ogni suo singolo atto fece votare dal Parlamento a guerra in corso. In questo caso a torto o ragione avremo un governo costituzionale altrimenti avremo un governo fuori legge. E non si tratterebbe di illusionismo ma di vulnus alla democrazia.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.