Il vecchio Andreotti sarebbe rimasto ammirato dalla capacità del presidente Conte di perder tempo. Perché persino un maestro del torpore come era Andreotti sapeva che in un dato momento bisogna agire. Il presidente Conte no. Anche quando c’è una scadenza immediata quella del 17 luglio, questa appare sfumare in una valanga di parole inutili e propositi indefiniti. Conte è un maestro. Egli ha detto parlando in aula che bisognerà decidere a luglio sul Ricovery Fund e che l’Europa non può sottrarsi al dovere della solidarietà; ha persino rievocato Schumann per questo suo argomento. Poi ha aggiunto che l’Italia sarà il primo paese a presentare un action plan, un piano di riforme probabilmente a settembre. Conte è stato un’intera settimana a parlare con i leader europei e ancora non ha compreso che senza il piano dell’Italia ora avrà solo uno scontro con l’Europa, perché nessuno metterà un soldo in un fondo comune senza il piano. Per cui se il piano sarà a settembre, luglio è perso e tutte le istituzioni europee, il Presidente della Commissione, il Presidente di turno chiedono luglio. Probabilmente lo chiedono proprio per mettere al muro l’Italia. Ma Conte è uno straordinario negoziatore; come negozia lui nessuno sa farlo, per cui egli presume che davanti all’accusa di scarsa solidarietà l’Europa chinerà la testa e riconoscerà il suo genio. Non la conosce proprio l’Europa che si chiede invece come mai se lui è tanto bravo è anche tanto sfortunato, ovvero perché il suo paese è stato tanto colpito dal coronavirus e non la Grecia o la Bulgaria. Cioè il grande argomento di Conte, siamo stati tanto colpiti fa sbellicare di risate l’Europa. Se siete stati tanto colpiti è perché siete tanto incapaci. Per avere un qualche seguito a Bruxelles, Conte doveva dire solo due cose, l’Italia accetta il Mes e farà una nuova riforma delle pensioni e non a settembre ma ora, questa notte. L’avesse fatto il 17 luglio avrebbe messo lui tutti i partner europei al tappeto. Non avendone manco parlato, il massimo è la tirata sui privilegi anacronistici, il 17 luglio sarà l’ennesimo buco nell’acqua. Già vediamo la scena, l’Europa è una crudele matrigna. Mica che lui è un figlio degenere.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.