Nessuno in queste ore è più soddisfatto del premier olandese Marc Rutte. Egli è convinto che l’Italia non sarà mai in grado di accedere ai fondi europei promessi o, che se lo sarà, il percorso di riforme strutturali imporrà un controllo europeo delle politiche economiche addirittura più stringente del Mes. Tutto questo mentre l’Olanda che ha saputo gestire davvero il Covid-19 e non ha bisogno di aiuti ha ottenuto una significativa riduzione dei contributi al bilancio comunitario. All’euforia olandese corrisponde l’inquieta apprensione italiana, perché anche il più sconsiderato degli ottimisti si rende conto nel fondo del suo animo di rischiare di veder l’occasione sprecata e in maniera irrimediabile. lo stesso Pcm confida talmente nei suoi mezzi che già si parla di allestire una nuova task force per elaborare i progetti tali da soddisfare le richieste della Commissione Ue. Altrimenti avremo solo prestiti, nuovo debito. Il ministro dell’economia ha persino spostato avanti l’asticella per la presentazione del piano, ottobre al posto di settembre. Facciamo anche novembre. Altri suggeriscono, Passigli sul Corriere della sera, di istituire una nuova autorità adatta allo scopo e c’è persino chi chiede che siano gli italiani a votarla. Tutto questo fermento dimostra solo una cosa: la necessità di superare il governo, perché di fatto se gli si toglie la progettazione del piano di intervento, il governo diventa solo un passacarte. A maggior ragione se si eleggesse direttamente la nuova autorità che dovrebbe presiedere il tutto. Si farebbe prima con un nuovo governo e con una personalità alla sua guida il cui nome conoscono già tutti da tempo, Mario Draghi. Anche la maggioranza parlamentare se ne gioverebbe uscendone meno striminzita dell’attuale. Il vincitore della partita europea ancora non si è palesato. Il vinto lo vedremo presto a terra.

Articolo precedenteQualche stella brilla nel cielo
Articolo successivoMessico, il giorno delle “messe nere” di Catemaco
Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.