I vecchi partiti antifascisti estensori della Costituzione repubblicana sapevano bene che essa non prevede l’emergenza nemmeno nella lettera, nemmeno in caso di guerra. La caratteristica del fascismo non era la violenza, giustificata persino da Gobetti e Croce, ma l’emergenza. Il fascismo era andato al potere sulla base dell’emergenza che vera o fasulla all’epoca era il bolscevismo e vi era rimasto anche quando i bolscevichi in Italia erano quaranta, quanto i degenti oggi in terapia intensiva. Quando si trattò di affrontare l’emergenza terrorismo negli anni 70 del secolo scorso, i partiti antifascisti sapendo di violare il dettato costituzionale si rivolsero al parlamento per costituire la più ampia maggioranza possibile in modo da non compromettere il concetto di sovranità repubblicana che incarna al centro del potere il solo parlamento. Un governo di minoranza che presume di gestire l’emergenza sulla base dei suoi numeri parlamentari è incostituzionale ed illegale dal primo momento. L’emergenza richiede innanzitutto un nuovo governo con un diverso mandato politico. Il fatto che l’attuale maggioranza sia in grado di votare solo l’emergenza la dice lunga sullo stato della coalizione. Non è un caso che l’ unica formazione politica ad avvantaggiarsi nei sondaggi dalla popolarità del premier sia Fratelli d’Italia. Un movimento che nel suo simbolo riedita quello missino della fiamma eterna scaturita dalla tumulazione del cadavere del duce. Se serve l’emergenza ci si rivolge agli specialisti non ai guitti.

(Foto: Wikipedia)

Articolo precedenteMessico, il giorno delle “messe nere” di Catemaco
Articolo successivoStrage di Bologna, una commedia lunga 50 anni
Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.