La International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) è un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1998, con sede a Berlino, composta da 31 Stati membri, tra cui l’Italia, da 10 Stati osservatori e 7 sostenitori internazionali permanenti, tra i quali le Nazioni Unite.

IHRA è l’unica organizzazione intergovernativa che abbia un mandato esclusivo sulle questioni inerenti l’Olocausto, nel quale mandato rientra anche l’analisi dei nuovi fenomeni di antisemitismo e la predisposizione di strumenti utili a combatterlo.

Nello spirito della Dichiarazione di Stoccolma che afferma: “con l’umanità ancora segnata da antisemitismo e xenofobia la comunità internazionale condivide una solenne responsabilità di combattere questi fenomeni dannosi” la commissione sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto chiese alla Plenaria dell’IHRA, che si teneva a Budapest, di adottare la definizione operativa (di lavoro) di antisemitismo riportata in calce.

La Commissione di IHRA sull’antisemitismo e sulla negazione dell’Olocausto ha lavorato duramente per reperire un consenso tra gli Stati membri su una definizione di antisemitismo, che poi fu adottata in seduta plenaria il 26 maggio 2016.

IHRA ha consentito di elaborare una definizione che contemplasse, anche con esempi, delle condotte compatibili con il Foro di ciascuno Stato membro, che fossero incluse in una definizione applicabile nelle rispettive giurisdizioni.

Il 1° giugno 2017, il Parlamento europeo ha votato la risoluzione n. 2017/2692 sulla lotta contro l’antisemitismo, che invita espressamente «gli Stati membri e le istituzioni ed agenzie dell’Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite…”.

Il 17 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri del Governo italiano ha adottato ufficialmente la definizione di antisemitismo dell’IHRA.

L’adozione della definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, da parte della maggioranza delle giurisdizioni europee e mondiali e del Parlamento europeo, rende superflua ogni disquisizione sia sulla sua conformità ai diritti fondamentali, sia sulla congruità delle sue previsioni, partendo dall’incipit fino ai suoi esempi che ne formano parte integrante.

I principi di IHRA sono ontologicamente “soft law”, non sono vincolanti, ma valgono come le dichiarazioni di principio, come quelle adottate nell’ambito delle maggiori organizzazioni internazionali ed in particolare quelle dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite; come i  vari atti che regolano i rapporti economici tra gli Stati (ad esempio, i codici di condotta); come le conclusioni finali di numerose conferenze internazionali (ad esempio l’Atto finale della Conferenza di Helsinki e la Carta di Parigi).

Si consideri che anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è stata qualificata come soft law.

Tuttavia, tali atti possono costituire un primo nucleo di principi che, in seguito, possono evolversi in vere e proprie regole consuetudinarie o essere recepite in un trattato internazionale; è il tipico caso di diverse Dichiarazioni di principio dell’ONU che spesso hanno trovato riscontro in disposizioni pattizie.

Sarebbe ozioso esaminare la legificazione della definizione di antisemitismo di IHRA, poiché essa contrasterebbe con la sua natura, facendola diventare altro da sé, con uno svuotamento della sua intrinseca alterità.

La qualificazione di soft law, nata ad inizi degli anni settanta in seno alla dottrina internazionalistica di matrice anglosassone, si riferisce ad atti lato sensu normativi, accomunati dall’assenza di uno dei caratteri tipici della generalità delle norme giuridiche, vale a dire dalla mancanza di efficacia immediatamente vincolante.

Al riguardo, le interrelazioni tra diritto penale e soft law consentono addirittura un ravvicinamento della seconda al primo, sotto il profilo ermeneutico  e/o integrativo dei precetti penali; tant’è che si è asserito che “la legge e la soft law talvolta interagiscono in un rapporto di rafforzamento reciproco e complementare” (Shaffer, Gregory C. and Pollack, Mark A., Hard vs. Soft Law: Alternatives, Complements and Antagonists in International Governance (June 26, 2009). Minnesota Law Review, Vol. 94, pp. 706-99, 2010, Minnesota Legal Studies Research Paper No. 09-23, p. 798).

Anzitutto, la definizione non è vincolante, ma possiede un valore meramente culturale, e quindi, non cogente, limitandosi a prendere atto dell’antisemitismo come si presenta ora.

La definizione operativa di copre punti profondamente critici e completi.

Gli 11 esempi offrono protezione alle comunità ebraiche dagli attacchi retorici e fisici e difendono il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione.

Una soluzione all’antisemitismo è possibile solo quando il fenomeno è stato chiaramente definito, in modo universale accettabile a tutti i livelli della società.

Solo allora, potrà essere trasposto nelle leggi cogenti.

Negli ultimi anni c’è stato un preoccupante aumento dell’antisemitismo in tutto il mondo, sia proveniente dall’estrema destra che dall’estrema sinistra.

La crescita di partiti di estrema destra in Europa e una proliferazione di sentimenti antisionisti ha contribuito a creare un’atmosfera in cui molti ebrei hanno paura di identificarsi apertamente come tali.

Recenti studi, tra cui il Parere della FRA (Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali) reso con la Relazione sui diritti fondamentali del dicembre 2018 sulla discriminazione e i crimini di odio contro gli ebrei nell’UE, hanno scoperto che la stragrande maggioranza degli ebrei intervistati (89%) ritiene che l’antisemitismo stia peggiorando. Questo è stato il più grande sondaggio di ebrei mai condotto in tutto il mondo, che copre 12 Stati membri dell’UE, che ospitano oltre il 96 percento della popolazione ebraica europea.

Il rapporto del 2018 ha anche scoperto che il 79% di coloro che hanno subito attacchi antisemiti nei cinque anni precedenti l’indagine non ha segnalato l’incidente più grave alla polizia, svelando una realtà ancora più oscura rispetto ai numeri ufficiali di criminalità nazionale. Più di un terzo di tutti gli intervistati ha dichiarato di aver preso in considerazione l’idea di emigrare nei cinque anni precedenti l’indagine perché non si sentono sicuri come ebrei nel paese in cui vivono.

L’antisemitismo è ancora un fenomeno profondamente radicato in molte democrazie liberali, nonostante gli sforzi dei governi e delle organizzazioni indipendenti per affrontarlo.

L’antisemitismo in tutte le sue forme deve essere combattuto vigorosamente con un’azione decisa dei governi e della società civile.

Di particolare importanza sono l’educazione dei giovani, l’azione della polizia e della magistratura nel consegnare alla giustizia gli autori di crimini antisemiti.

I governi e le organizzazioni internazionali devono fornire risorse adeguate per la lotta contro l’odio, in particolare fornendo sicurezza alle comunità ebraiche e migliorando l’istruzione.

Il passo più importante ed immediato è l’adeguamento delle leggi e del quadro normativo.

In Francia, ad esempio, oltre l’adozione della migliore Legge contro le Discriminazioni europea, alla quale dovrebbe adattarsi  la legge italiana, con la c.d. “Loi Avia” (dal nome della proponente Laetitia Avia) promulgata del 24 giugno 2020, mirante a lottare contro i contenuti d’odio su Internet, si è posto in essere un osservatorio online, presso il Consiglio Superiore degli audiovisivi, incaricato di seguire ed analizzare l’evoluzione dei contenuti d’odio, in collegamento con gli operatori, le associazioni ed i ricercatori coinvolti.

Il nostro quadro normativo è estremamente inadeguato ad affrontare l’emergenza e definire il fenomeno.

Le pronunce giurisprudenziali degli ultimi anni in materia possono essere lette come ricorso all’ideologia più che al diritto.

Il primo intervento normativo in grado di porre un argine al dilagante fenomeno ha ad oggetto la Legge 13 ottobre 1975, n. 654, e successive modificazioni sulla Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966. (GU Serie Generale n.337 del 23-12-1975 – Suppl. Ordinario).

E’ necessario che in Italia venga istituito un tavolo di lavoro, per riprendere le proposte di modifica legislativa già intraprese in passato (l’ultima su iniziativa di Solomon-Osservatorio sulle Discriminazioni Proposta di legge in Senato n.2043/205 https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/315805.pdf ), anche con un intento comparatistico rispetto alla vigente citata “Loi Avia” ed al fine di inserirvi aspetti del fenomeno dell’antisemitismo, che presenta tratti unici nel suo genere, da trarre dalla Definizione di antisemitismo di IHRA.

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La Definizione IHRA

“L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio verso gli ebrei. Le manifestazioni retoriche e fisiche dell’antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e / o le loro proprietà, verso le istituzioni della comunità ebraica e le strutture religiose “.

Ci sono 11 esempi contemporanei che servono come illustrazioni nella definizione operativa dell’antisemitismo IHRA:

  1. Chiedere, aiutare o giustificare l’uccisione o il male degli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione estremista della religione.
  2. Fare accuse mendaci, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate sugli ebrei in quanto tali o sul potere degli ebrei come collettivi – come, soprattutto ma non esclusivamente, il mito di una cospirazione ebraica mondiale o di ebrei che controllano i media, l’economia, il governo o altre istituzioni sociali.
  3. Accusare gli ebrei come popolo di essere responsabili di illeciti reali o immaginari commessi da una singola persona o gruppo ebraico, o anche per atti commessi da non ebrei.
  4. Negare il fatto, la portata, i meccanismi (ad esempio le camere a gas) o l’intenzionalità del genocidio del popolo ebraico nelle mani della Germania nazionalsocialista e dei suoi sostenitori e complici durante la seconda guerra mondiale (l’Olocausto).
  5. Accusare gli ebrei come popolo o Israele come stato di inventare o esagerare l’Olocausto.
  6. Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele, o alle presunte priorità degli ebrei in tutto il mondo, che agli interessi delle loro stesse nazioni.
  7. Negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza di uno Stato di Israele è uno sforzo razzista.
  8. Applicare doppi standard richiedendogli un comportamento non previsto o richiesto da qualsiasi altra nazione democratica.
  9. Usare i simboli e le immagini associati al classico antisemitismo (ad esempio, affermazioni di ebrei che uccidono Gesù o diffamazione di sangue) per caratterizzare Israele o gli israeliani.
  10. Paragonare la politica israeliana contemporanea con quella dei nazisti.
  11. Giudicare gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello stato di Israele.

 

 

 

 

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Nata e laureata a Roma, svolge la professione di avvocato in materia civile e commerciale. Nutre interesse per l’analisi politica nazionale ed internazionale (soprattutto del Medio Oriente) e svolge un’intensa attività volontaristica nel settore delle Fondazioni e Associazioni no profit. Dirige da oltre due anni un Osservatorio sulle Discriminazioni, che si occupa di analizzare i vari fenomeni con la lente giuridica e che è autore di un progetto di legge per l’aggiornamento delle norme sulle discriminazioni.