La differenza fra democrazia formale e sostanziale è tutto merito teorico di Beppe Grillo e 5 stelle. Rousseau considerava la democrazia un imperativo morale di difficile realizzazione e non era interessato a tracciarne una distinzione tematica. I giacobini sono campioni della democrazia formale. Il club esiste solo per controllare ed indirizzare il parlamento. Quando una frangia gli antepone la piazza, i giacobini spazzano via quella frangia. Il Movimento 5 stelle ci ha invece detto che uno vale uno, e quindi che una maggioranza parlamentare deve rispondere interamente alla maggioranza del paese. É questo il significato della loro frase “apriremo il parlamento come una scatola di tonno”: piazza e parlamento devono essere lo stesso. Senza voler entrare nel merito, i propositi possono essere lodevoli, abbiamo un problema evidente in questa legislatura dove il partito di maggioranza relativa è diventato nei sondaggi e peggio nelle elezioni parziali, il terzo se non il quarto partito degli italiani. É avvenuto quindi qualcosa che non trova precedenti nella Repubblica italiana, dove gli spostamenti di voto sono sempre stati decennali. Quando di verificavano, bastava che la Dc perdesse un punto e mezzo percentuale, si entrava in crisi profonde e cadevano i premier democristiani. Per arginare questa deriva vi fu persino un momento in cui la Dc si spinse al doppio incarico ovvero a far coincidere il leader del partito con il premier, come avviene in qualsiasi democrazia matura. La prima regola della democrazia sostanziale prevede infatti che il premier ed il leader del partito di maggioranza siano lo stesso. Da qui si capisce facilmente la crisi democratica più profonda che vive il paese. Il partito della democrazia sostanziale ha ripiegato sulla mera democrazia formale e perso la metà dei suoi voti. Invece di rimettere il suo mandato rilancia ritenendosi deputato a gestire l’emergenza che la costituzione Repubblicana manco prevede. Per tenere in piedi una simile baracca servirà un successo gigantesco, un’Italia in cima al mondo. Altrimenti, come si vede dai sondaggi le opposizioni che già sono maggioranza nel paese schizzeranno al 70 per cento. Allora vagliela a spiegare la democrazia formale quella sostanziale.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.