Inferno a Beirut, esplosioni al porto causate dall’incendio di 2750 tonnellate di nitrato di ammonio. Almeno 78 morti e 4mila feriti, tra cui un militare italiano 

Questo il titolo urlato di un grande quotidiano italiano.
Diciamo sei mesi fa un episodio del genere avrebbe riempito le prime pagine dei media per giorni.
Oggi, almeno negli States, l’attenzione si e’ di nuovo concentrata sul funambolismo del presidente Trump dopo qualche ora dalla terribile esplosione che aveva le caratteristiche di un ordigno nucleare.
Perche’ dobbiamo ammetterlo quei morti, nella loro tragedia, sono lontani dalla nostra voglia di sentirci in qualche modo toccati e commossi.  Ogni giorno, per restare agli Stati Uniti, muoiono piu’ di mille persone per il Covid-19. 
Siamo atrofizzati dalla morte che ci e’ vicina e ci ha colpito negli affetti familiari piu’ stretti, nel ricordo di amici spariti dalla circolazione senza potere nemmeno recarci all’ospedale nel quale erano ricoverati per porgere loro la testimonianza del nostro affetto.
Il virus ha solidificato nelle nostre coscienze la barriera dell’autodifesa sino a superare il livello dell’insofferenza verso ulteriori dosi massicce di informazioni letali che diventano sempre di piu’ solo numeri da consultare ogni tanto. 
Se non altro per vedere come ce la caviamo nella competizione con gli altri stati che ci indicavano al pubblico ludibrio quando l’Italia era in testa alla classifica dei morti giornalieri. 
E dire che oggi siamo frequentemente citati da politici, esperti, giornali che ci restituiscono ammirazione perche’, quanto fatto nei mesi scorsi sia pure con approssimazione e lacune, e’ diventato il ‘modello Italia’ di comportamento per contenere l’onda di una pandemia per la quale non vi erano di certo esperienze e tanto meno capacita’ logistiche.
Non e’ vero che la pialla del Covid-19 ci ha reso piu’ buoni.
Siamo stanchi di sapere che se non ci distanziamo e se non annulliamo il nostro sembiante con maschera e visiera saremo contagiati e si iniziera’ una spirale al basso ospedaliera che nella descrizione quotidiana di chi e’ riuscito a risalire la china e’ dose ulteriore di  depressione.
Mai come adesso la morte ci e’ vicina e ci opprime con la pesantezza dei numeri per coloro che vivono, come noi americani, nel pieno della bufera dei contagi scatenati da una insufficiente politica di salvaguardia nazionale sanitaria, da informazioni contraddittorie e sballate dei vertici politici, dal ‘chissenefrega’ di quelli che si buttano nel rischio perche’ convinti che il virus sia solo generato e diffuso da cupole di mestatori planetari.
Cosi’ mi vergogno nel dovere ammettere, guardandomi in controluce, che i morti di Beirut non mi angosciano.
Mentre mi colpisce l’immagine di quella nube esplosiva la cui forma mi ricorda che il pericolo di un conflitto nucleare planetario e’ sempre piu’ vicino.
Tanto per darsi un po’ di coraggio.