Per una volta una cosa sensata in due anni di presidenza in cui si sono ascoltate infinite sciocchezze, Conte l’ha detta alla procura come si legge dei verbali resi pubblici della sua deposizione. A proposito di Alzano, Conte ha detto che era inutile intervenire in una situazione già compromessa. Quindi il suo giudizio conosceva quello espresso dal CTS e discordava da quello dei suoi scienziati che invece gli chiedevano di chiudere lo stesso. Se mai avesse poi avuto ragione il Premier come potremmo essere inclini a riconoscere in base alla pura logica, avremmo il problema per cui non sappiamo da quanto fosse compromessa la situazione ad Alzano, quanto lo fosse nell’intera regione ed oltre. Sappiamo che a Vo la regione Veneto ha chiuso tutto all’istante e questo è servito ad isolare il contagio, ma le caratteristiche geografiche di Vo potrebbero essere più inclini all’isolamento di Alzano, ignorando il temperamento e l’età dei suoi abitanti. Tutte varianti da considerare visto che per isolare la casbah di Algeri non fu sufficiente la Legione straniera e la IV repubblica francese cadde per aver provato ad isolare la casbah. Nel caso in cui il virus circolasse ad Alzano già da dicembre come plausibile a seguire la media dei decessi di gennaio, il tre marzo tutta la Lombardia era già spacciata comunque. Tre giorni in più o in meno non conta molto. Lo stesso discorso andrebbe però allora esteso al resto del paese. A che punto la situazione non era già compromessa per giustificare una chiusura così rigorosa. Quindi si potrebbe dire al governo che una volta lasciati partire i treni dalla Lombardia isolata eravamo già tutti condannati lo stesso. Ha voglia il ministro Speranza di dire che il governo ha salvato l’Italia. L’unica cosa certa è che il governo ha disatteso il parere dei suoi scienziati e prodotto cento miliardi di debito mentendo spudoratamente alla nazione e continua a mentire. Il resto lo stabiliranno i magistrati.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.