Nei deliri del governo deve esserci una qualche componente repressiva-compulsiva come quelle che animavano certe sette religiose del medioevo, oppure oggi gli Iman, ma perché no anche Manson. Altrimenti perché autorizzare per un mese le discoteche e poi chiuderle. Se il principio del distanziamento ha un valore, è più facile osservarlo nel pubblico allo stadio, basta saltare un posto in tribuna e chiudere le curve, che nei giovani in discoteca. E una volta che i giovani si sono buttati nella movida notturna per più di un mese, aperitivi e disco ecco che se il virus era ancora in circolazione sono già tutti infetti. Monsignor Zingaretti si è infettato in una sola serata. Inutile poi chiedersi se il governo ha in mano un solo caso tracciato di qualcuno che si è infettato in discoteca delle mille infezioni dell’ultimo mese, perché a rigori dovrebbero essere almeno ventimila, questa è una terribile pandemia. Vorremmo essere d’aiuto al governo. Richiudete anche i ristoranti perché di sicuro i ristoranti sono più pericolosi delle discoteche, nelle tavolate non c’è nessuna distanza e figurati se mai non si starnutisce nel piatto. Come non c’è bisogno di ballare, nello stato etico-religioso che prepara il governo non c’è bisogno nemmeno dei ristoranti, basta una minestra con un po’ di cicoria e possiamo pregare. Cosa vuoi che sia un giro d’affari di 11 miliardi? Cambieranno tutti lavoro; ci penseranno i navigator a trovargliene un altro; intanto eccovi seicento euro. Non tutto va a scatafascio. Ad esempio, nella produzione di mascherine si riscontra una certa crescita di settore. Chiedete ad Arcuri. Nella Repubblica di fantasmi senza volto creata dal governo von Konte Arcuri se la passa mica male.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.