Cinquanta parlamentari 5 stelle hanno contestato in aula la proroga ai servizi segreti contenuta nel Decreto Covid. Non si capisce per quale straordinaria ragione sanitaria uno non possa rinnovare i vertici dei servizi. I gonzi possono pur credere che il governo che finanzia per decreto con dieci miliardi Alitalia non sperperi inutilmente denaro pubblico perché segua un progetto industriale. Ma almeno cinquanta parlamentari della sua maggioranza hanno detto al premier che sui servizi loro non sono scemi. Ci sarebbe abbastanza da sperare che qualcuno inizi ad aprire gli occhi. Ad esempio il commissario Gentiloni ha pensato bene di ricordare al governo che i progetti di riforma per accedere ai fondi del Recovery Fund vadano scritti non vagheggiati, che non sono previsti anticipi e che l’unico denaro disponibile è quello del Mes che il governo non ha chiesto. Beate le anime belle che hanno pronosticato una ripresa rapida quando l’economia sprofonda. In queste condizioni il governo userà l’esercito per chiedere i soldi ai contribuenti. Fortuna vuole che, per quanto commissariato, il parlamento è riaperto e basta un niente perché questo torni ad esercitare la funzione di garanzia e di controllo nel paese indipendentemente, come è sua natura, dagli stessi partiti. Infatti la Costituzione repubblicana prevede che il parlamento lavori anche sotto le bombe e che se cadono le bombe il governo può essere esautorato volentieri, il parlamento a costo della vita dei suoi membri, mantiene tutti i poteri.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.