Il filo della fiducia si è infine rotto e il negoziato tra l‘Unione europea e il Regno Unito è arrivato al redde rationem. Nel corso della settimana, il governo britannico si è visto costretto a presentare l’Internal Market Bill. La legge, che introduce disposizioni per la tutela del mercato interno britannico, comprende una clausola, l’art. 45, che consente al parlamento di Westminster di disapplicare le norme di diritto internazionale stipulate nel Northern Ireland Protocol (Nip), escludendo il sindacato di legittimità costituzionale su tale potere. Nell’illustrare il testo del ddl alla Camera dei Comuni, il Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord Brandon Lewis ha chiarito che l’Internal Market Bill è stato concepito per entrare in vigore solo se i negoziati non dovessero avere successo e l’Uk lasciasse il commercio con l’Ue normato dalla Wto. La misura ovviamente è stata ferocemente attaccata da Bruxelles e dalla stampa allineata. Ma essa è stata presa obtorto collo. Boris Johnson ha deciso di agire in risposta all’uso strumentale del Nip nel negoziato, quando è emersa, da parte europea, la minaccia di bloccare le esportazioni alimentari dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord. La vicenda è stata rivelata dal tabloid Sun, e confermata da fonti affidabili del Partito conservatore.  Secondo le ricostruzioni, Bruxelles aveva pianificato il blocco delle esportazioni alimentari britanniche dall’Inghilterra verso l’Irlanda del Nord come leva negoziale. La forzatura ha provocato le ire del primo Ministro e alla fine si è rivelata controproducente facendo scattare la ritorsione di Downing Street. Nel corso dell’ottavo round di colloqui, il team di Michel Barnier avrebbe dichiarato che, in caso di No Deal, l’Ue avrebbe potuto sfruttare alcune norme del Nip se l’Uk non avesse accettato le richieste dell’Ue in materia di pesca, level play field e governance. La cosa è possibile: allo stato, un fallimento dei negoziati lascia aperta la possibilità legale che l’Ue possa dichiarare non conformi alle norme del mercato comune europeo le forniture alimentari dalle home countries della Gran Bretagna verso l’Irlanda del Nord bloccandone l’esportazione. Sulla base del Nip, l’Irlanda del Nord è contemporaneamente nell’unione doganale interna britannica e nel mercato comune europeo con l’Eire e pertanto soggetta al regime fiscale Uk ma agli standard commerciali Ue. Ma lo status speciale delle 6 contee britanniche dell’Ulster era stato previsto per evitare l’erezione di controlli di frontiera sull’isola d’Irlanda, che metterebbero a rischio l’equilibrio raggiunto col Good Friday Agreement. Era una scelta di politica interna Uk non un accordo di vassallaggio all’Ue. La crisi sul Nip non è un fatto di diritto internazionale, commenta di rimando Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, ma un dilemma politico. Il governo britannico ha accettato di stipulare il Withdrawal Agreement (WA), e sottoscrivere in particolare il backstop sul confine nordirlandese, perché accompagnato dall’impegno dell’Ue a concludere un accordo di libero scambio entro il 2020. “Ma la scadenza è vicina, nota Punzi, e ciò che è cambiato negli ultimi mesi è che dell’accordo non si vede nemmeno l’ombra e, anzi, invece di negoziare in buona fede, Bruxelles sta facendo leva sul Nip, minacciando con dazi e barriere all’interno del mercato Uk, l’integrità costituzionale dell’Uk”. E’ rilevabile quindi una violazione flagrante e continuata da parte Ue del WA, che all’articolo 184 impegna le parti a negoziare sulle relazioni future “in buona fede e nel pieno rispetto dei rispettivi ordinamenti giuridici”. Ciò evidentemente non sta avvenendo, dal momento che Bruxelles cerca di trarre vantaggio a fini negoziali dalla mera esistenza, e possibilità di innesco, del backstop nordirlandese, che per esplicita volontà delle parti avrebbe dovuto essere una misura di sicurezza per facilitare un accordo equilibrato, non un’arma di ricatto. Margaret Thatcher citava spesso una frase di Gothold Ephraim Lessing: “Se Dio tenesse nella mano destra tutta la verità e nella sinistra il modo di scoprirla, io sceglierei la sinistra”. La Lady di ferro parlava già ad usum Delphini.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.