La festa dell’Unità di Ravenna si è conclusa con un discorso del segretario del partito democratico Zingaretti in cui sono echeggiati due concetti. Il primo è che il Pd è l’unico baluardo contro la destra che avanza. Il secondo, che non è subalterno. Quest’ultima è affermazione originale perché in genere il segretario di quel partito è costretto a spiegare che sono i suoi alleati a non essere subalterni, non il contrario. Zingaretti evidentemente si è accorto che chiedere da mesi l’adozione del Mes e sentirsi rispondere marameo non è proprio una condizione gratificante. Per non parlare dell’adesione al si referendario che non pare proprio spontanea ed entusiasta. Infine l’emergenza sanitaria ha fatto sì che il Pd appaia subalterno persino a Speranza ed ai ministri Bonafede e Azzolina, essendo Conte e di Maio troppo in alto per la sua portata. Ma la dichiarazione di non subalternità per l’entusiasmo rancoroso con cui è stata proclamata contiene per lo meno una promessa. Per cui anche se il Pd appare più uno schiavo che un subalterno verranno tempi migliori. La questione della destra è invece tradizionale, ma più complessa. Non tanto perché da quando è caduta la monarchia destra e sinistra si confondono; Trotsky accusava Stalin di essere fascista e viceversa e poi Stalin si alleò con Hitler prima di distruggerlo, la casistica dal socialfascismo dei fratelli Rosselli a Craxi é amplissima, ma perché il programma del governo sostenuto da Zingaretti nella sua realizzazione si è rivelato gollista. Non fosse tale non avremmo sentito il capogruppo Pd alla Camera invitare l’esecutivo ad un minore uso dei dpcm e ad un maggior confronto parlamentare ed era il giugno scorso. Siamo a metà settembre ed il governo continua tranquillo con i suoi dpcm e se viene in Parlamento impone la fiducia. Manco De Gaulle ai tempi della guerra di Algeria. Il programma istituzionale di De Gaulle, la concentrazione del potere nelle mani del governo, è il programma della destra del Novecento che finalmente si è attuato anche in Italia grazie a Conte e alla subalternità di Zingaretti. Salvini aveva chiesto i pieni poteri Conte se li è presi. Complimenti. Adesso vai a vedere quando li molla.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.