In questa nostra Repubblica, decapitata dai partiti, trionfano due fenomeni che porteranno alla fine della democrazia: il trasformismo e l’astensionismo. Questo perché una Repubblica Parlamentare vuole il sistema proporzionale per dare rappresentanza effettiva a tutte le espressioni culturali e politiche.

Il sistema maggioritario che si regge sul principio che chi ha un voto in più comanda, è stata la causa di una rottura verticale del concetto di Repubblica. La Repubblica è un patto sociale con regole condivise che unisce non che divide il paese. Perché nasce da una Costituente, dal sistema democratico e repubblicano che persegue il bene comune sempre, sia da parte di chi governa sia da parte di chi sta all’opposizione.

Questo è il patriottismo costituzionale repubblicano che cementa e rafforza la Repubblica. Ugo La Malfa soleva dire che i repubblicani hanno una cultura di governo dell’interesse generale fatta di scelte prioritarie, di riequilibrio territoriale e sociale, che ne fanno forza di governo anche dall’opposizione perché  anche dall’opposizione controllano o propongono i contenuti del bene comune.

Il sistema maggioritario sviluppa i corporativismi, l’assistenzialismo, il clientelismo in tutti gli schieramenti e quindi nega lo spirito di patto sociale che è alla base della Repubblica.

Abbiamo toccato il fondo con una destra che pensa a una contrapposizione frontale con il maggioritario secco e un governo populista di sinistra che si oppone sollecitando tutti gli istinti della propaganda demagogica e massimalista. In mezzo a questo, il deserto.

Le logiche di una Repubblica parlamentare consentono di verificare in caso di crisi se esiste una maggioranza in Parlamento che può dare la fiducia a un nuovo governo ma la presenza dei partiti in vigenza di proporzionale puro, produceva un fenomeno di 5/6 casi a legislatura di parlamentari che cambiavano casacca. Nella passata legislatura ci sono stati 334 passaggi di partito o di schieramento.

D’altronde se ai partiti espressione di culture politiche, si sostituiscono partiti azienda, movimenti di protesta, espressioni territoriali, i parlamentari cercano il padrone che li tuteli più a lungo.

Dovrebbe essere il Presidente della Repubblica a fare in modo che la maggioranza che sostiene un governo corrisponda alla volontà popolare, se fosse parte terza effettiva.

Qualcuno chiama il deserto che si crea tra l’estremismo di destra e il populismo di sinistra, centro, come se la politica fosse un’espressione geometrica da occupare con praticità e non proponendo un modello di società da perseguire con uomini virtuosi e determinati. Il centro è diventato, nella concezione politica italiana, il punto di attrazione di tutti i moderati di destra e di sinistra, lo snodo da cui passa ogni alleanza possibile. Craxi, il signore di Radicofani, era detentore di una centralità che lui usava per la detenzione del potere. La cosiddetta area di influenza laico socialista che faceva infuriare Ugo La Malfa, portatore di un pragmatismo innervato di valori etici e morali e non solo della praticità craxiana.

I Dorotei erano sempre al centro nella DC e la governavano sempre. Persino Spadolini ebbe ad affermare che se esiste un centro che orienta la politica, il PRI è il centro del centro. Mi sono sempre chiesto se era un rimasuglio giolittiano o una concezione che poneva al centro del governo del paese l’interesse generale.

I 5S grazie a Salvini e al PD hanno occupato il centro ma quando assumono le caratteristiche di populismo di sinistra e non di una forza liberal democratica si suicidano. È chiaro che Calenda e Renzi non aspettavano altro per provare ad occupare il centro. Renzi assume la versione del signore di Radicofani e crea un suo partito uscendo dal PD portandosi via una quarantina di parlamentari eletti coi voti del PD e lasciando altri fedeli a presidiare il PD in attesa di togliere la spina al governo. Un segno evidente di trasformismo che rende Renzi e non il Renzi del PD, la causa di un’eventuale crisi di governo.

I 5S, Conte e Zingaretti sono sotto ricatto continuo, averlo detto a trattative concluse e a governo insediato obbliga i 5S a cercare di allungare il più possibile i tempi del governo sapendo che così facendo consentono a Renzi di determinare ciò che gli interessa e di bloccare ciò che non gradisce. Una situazione di ricatto che logora e soprattutto rende evidente che è stata condotta esternamente da Renzi e Grillo e adesso subita da Conte, Di Maio e Zingaretti.

Calenda sembra perseguire un polo liberal democratico autonomo con tutti coloro che non si riconoscono nel populismo di sinistra al governo o nel sovranismo di destra, che finisce per assomigliare a un’alleanza politica ricca di valori e di contenuti in cui riconoscersi. Un contenitore che consente doppia adesione ma che diventa il comitato elettorale di tutti.

Poi, c’è Casini il centrista per eccellenza che si vanta di essere sempre stato fermo e immobile al centro con la DC, prima e con altre quattro cinque sigle, prima di essere eletto col PD. Uno così è il supercampione del trasformismo perché avendo capito che tutto ruotava attorno al centro bastava rimanere fermo per essere confermato. Ma, questa è o può essere una concezione politica o è un esempio negativo della politica? E siccome è sopravvissuto gli diamo anche il ruolo di interlocutore nella creazione di un polo liberal democratico cioè dell’unico schieramento che non ha frequentato.

Passare dal repubblicano e democratico Mazzini, dal repubblicano liberaldemocratico Ugo La Malfa, dal liberaldemocratico repubblicano Spadolini a una frittura mista con Renzi, con generali che vogliono comandare e Casini generale senza truppe, mi sembra che si sia raschiato il fondo del barile.

Noi possiamo costruire un polo liberaldemocratico non come area d’influenza, ma come un modo moderno di governare le storture del paese, con una concezione di Europa politica da costruire, con alleanze occidentali da difendere, con la NATO senza Europa politica difesa dalle velleità franco-tedesche. Con una concezione moderna dello Stato e delle articolazioni periferiche tagliando i santuari del clientelismo e dello spreco Regioni e Province, puntando al rilancio e allo sviluppo, sbloccando gli investimenti in infrastrutture, combattendo gli Ayatollah dell’ambientalismo senza fondamento scientifico. E poi, un polo liberal democratico deve essere laico, libero dai richiami del Papa, difensore della libertà di culto prevista dalla costituzione, difensore dei diritti delle persone.

Se si volesse ripetere, invece, una piccola operazione di potere tesa a garantire visibilità e scranni a qualcuno, che ci azzecca col partito della Repubblica?

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