La grande maggioranza dei partiti che sembrava l’invincibile armata di Napoleone è stata tanto convincente da perdersi il 25 per cento per strada. Bisogna vedere se essa avrà il coraggio di portare avanti una qualche altra minima riforma, sempre che sia in grado di scrivere una qualche legge elettorale. Però bisogna riconoscere che di Maio ha vinto la sua battaglia. Ci consoleremo con il prossimo venturo annientamento del suo gruppo parlamentare. Un governo che si era incamminato spedito sul terreno della violazione dei più elementari principi costituzionali, ogni giorno che sopravvive a se stesso prolungherà l’incostituzionalità dell’intera legislatura che dovrebbe stracciare da oggi quasi trecento parlamentari cancellati dal voto degli italiani. Quasi tutti cinque stelle. La crisi politica del paese è questa: il partito di maggioranza relativa scavalcato prima dal suo alleato e poi doppiato dal suo nuovo compagno di avventura. Non c’è una ragione politica fondata su un principio di rappresentanza democratica che consenta a Conte di restare a Palazzo Chigi. C’è solo il terrore e lo sbandamento in cui è precipitato il Paese grazie a lui. Eppure va anche detto che il Pd ha fatto una buona prova che ha retto dove poteva essere vinto ma questa sua tenuta in condizioni estreme la deve ai suoi uomini di punta e a coalizioni dove dei grillini no non c’è nessuna traccia. Ci rifletta Zingaretti che si è presentato alle elezioni come il servo di questa combriccola di Grillo e ne esce come il dominatore. La minaccia a destra invece non c’è, Salvini non sfonda, è ai livelli del Pd e potrebbe perdere ancora. La Meloni guadagna è vero, ma solo perché non ha mai avuto rapporti con Conte non perché convinca. Se poi questo ectoplasma di governo prepara la stangata, perché senza un’idea in testa non ha più nemmeno un soldo in tasca, guadagnerà ancora, ma lei soltanto non la sua coalizione che di questo governo si è mostrata complice manifesto o occulto. Non è vero che non ci sia alternativa. I nuovi governatori di regione lo sono già.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.