Hanno vinto tutti e non ha perso nessuno? Cominciamo col dire che ci sono partiti che esultano per lievi sconfitte e altri che esultano per sconfitte pesantissime. Il referendum. Il fronte dell’antipolitica partiva da un 97,5% e un 30% ha invece votato per la democrazia rappresentativa. Zingaretti esulta per la vittoria del Sì ma il 55% del suo elettorato ha votato No, adesso spera in riforme elettorali non scontate con Di Maio che già annuncia il taglio degli stipendi ai parlamentari dimostrando il totale dispregio del ruolo di rappresentanza popolare del parlamento. Perché se un parlamentare guadagnerà meno di un consigliere regionale o di un sindaco, in parlamento andranno disoccupati o bibitari non il meglio della società civile, culturale, economica e sociale. Del resto hanno sostenuto che il parlamento può essere eletto per sorteggio. Di Maio esulta a ragione per il referendum, esultano pure Salvimeloni due cirenei che avevano la possibilità di mandare a casa il governo e che invece esultano per averlo rafforzato. Il Sì al referendum Salvini e la Meloni lo hanno pagato alle regionali, dove una parte dell’elettorato gli ha fatto pagare la stupidità politica di una disputa su come intestarsi un po’di antipolica quando la posta in gioco era il governo. La Meloni esulta perché ha guadagnato un presidente di Regione ma assieme all’altro fenomeno avevano annunciato un 7 a 0 che dopo il 3 a 3, pur essendo un avanzamento rispetto al 4 a 2 delle precedenti regionali, non possono nemmeno spendere. Difficile trovare esempi più grandi di scempiaggine politica. Zingaretti esulta per avere incassato il No della maggioranza del Pd contro le indicazioni date da lui. Ma sopratutto la iena ridens esulta per il contenuto tonfo, crollo verticale di consensi, rispetto alle regionali precedenti e mitigato solo dalla vittoria di Emiliano e di De Luca, i più lontani dalla segreteria Zingaretti e in virtù di due fattori eclatanti: i candidati del centro-destra Fitto e Caldoro “bolliti” e dall’aver messo insieme 14/17 liste mentre aver riproposto i due bocciati non dava grandi chances alle alternative. Zingaretti iena ridens in preda ai fumi ha poi sbalordito tutti affermando che se gli alleati di governo lo avessero ascoltato e fatto alleanze insieme avrebbero vinto ovunque. Quando uscirà dal Nirvana, forse, si accorgerà che nell’unica regione in cui questo è avvenuto, cioè in Liguria, hanno perso, e dove il Pd non ha fatto patti coi 5S, ha vinto. Salvini è uscito ridimensionato dalle sue manie di grandezza per insipienza politica e perché Zaia e Giorgetti sono in grado di contendere la leadership della Lega con più credibilità verso un elettorato moderato che vuole concretezza e risultati e non solo propaganda. Ho l’impressione che la stagione dell’ennesimo uomo solo al comando sia finita, per suicidio, nei due fine estate passati. Uno al Papeete e l’altro con l’evirazione del Sì al referendum. Non spunterà la stella Meloni; per limiti di visione politica duellerà con Conte chiedendo che, essendo passato il taglio dei parlamentari, si vada subito alle elezioni, il che è una posizione politicamente idiota. Priva di cultura istituzionale che fa il paio con quella di Salvini quando fece cadere il governo credendo che si sarebbe andati alle elezioni. Invece abbiamo avuto il peggior governo possibile, un patto di potere clientelare che gestirà i fondi europei senza visione strategica per la ripresa del lavoro e dell’economia, eleggerà il nuovo presidente della Repubblica e con il clientelismo la paura, l’autoritarismo e l’assistenzialismo, tenterà di risalire la china con Conte, che già ha annunciato che governerà fino alla scadenza della legislatura. Due ultime cose: Renzi in questa brodaglia cattocomunista populista è inesistente. Può al massimo avere un ministro o un candidato perdente alla presidenza di una regione. Ma è evidente che la sua visione politica in un continuo governo assistenziale populista non ha respiro. Per cui o vivacchia o esce dal governo giocando la carta della qualità del Recovery plan e del Mes come condizione per sostenere il governo. Aprendo la strada a Draghi o alle elezioni e giocando un ruolo di alternativa alla destra e alla sinistra che già occupano Azione, + Europa, Pri e mondo liberaldemocratico. Prevedo che se ci sarà un rimpasto chiederà un posticino, altrimenti non si può dire. Con lo sbarramento elettorale al 4-5% sarebbe fuori dal parlamento, vedremo.