Quando la politica era visione del mondo e si ispirava alle libertà Costituzionali, i partiti democratici e antifascisti avrebbero isolato, come un pericoloso eversivo, uno che in televisione, afferma la sua avversione al Parlamento e propone il sorteggio per le elezioni dei parlamentari. Un presidente del Parlamento europeo serio ed autorevole, che dibatte con lui, avrebbe preso le distanze e sicuramente in diretta contestato questo delirio. Invece, Sassoli tace, il Presidente della Repubblica tace, gli antifascisti tacciono, il PD tace e anzi ci governa insieme. Questo è ciò che i 5S pensano del sistema democratico e se queste sono le premesse delle nuove riforme che dovrebbero essere fatte per riequilibrare il taglio dei parlamentari c’è da spaventarsi e prepararsi ad uno scontro durissimo.

La sinistra ormai è un coacervo di interessi di potere ed è disposta a qualsiasi scempiaggine pur di governare. Di Maio, a chi voleva le riforme riequilibranti promesse, ha spiattellato un taglio delle indennità dei parlamentari, una legge elettorale con sbarramento al 5%, mentre Grillo ha proseguito con il sorteggio. La destra Salvini-Meloni è incapace di costituire una valida alternativa politica. Non si preoccupano delle sorti del Paese, ma delle rispettive aspirazioni di leadership e del punticino in più o in meno che racimolano facendo la sponda a demagogia e antipolitica. Sono riusciti a dare la sensazione di sconfitta, vincendo in una regione in più rispetto al passato. Perché avendo fissato l’asticella a 7, avendone prese 4 hanno trasformato Di Maio nel vincitore morale sul Referendum e Zingaretti nel vincitore politico. Hanno rafforzato il governo e subiranno Conte e i voti di fiducia fino a fine legislatura.

A questa deriva l’unica resistenza possibile è un polo liberal democratico, repubblicano, laico autonomo da destra e sinistra focalizzato sul buongoverno e sull’utilizzo dei fondi europei, con pochi e qualificati progetti strategici alla ripresa e all’ammodernamento del Paese e alla laicità dello Stato di fronte a uno Speranza, Ministro della salute, che critica i tagli alla sanità pubblica di questi decenni, e poi nomina l’ arcivescovo Paglia, vicino ad associazioni assistenziali e sanitarie private, a presidente di una commissione che deve tutelare il rafforzamento della assistenza socio-sanitaria degli anziani. Paglia è uno dei più influenti ministri del Vaticano ed ha avallato dal punto di vista teologico tutte le posizioni più clericali e contrarie ai diritti dei cittadini, eutanasia etc.

Buttata alle ortiche la laicità dello Stato, certificata la sudditanza allo Stato del Vaticano, ma veramente il mondo laico e dell’assistenza socio-sanitaria e medica italiana non aveva nessuno in grado di presiedere questa commissione? Paglia, da presidente, orienterà la discussione e ne farà la sintesi; su quali basi? Quelle della Repubblica democratica e laica italiana o quelle di una teocrazia religiosa? Sua Eccellenza Reverendissima Vincenzo Paglia Gran cancelliere del Pontificio istituto teologico per la scienza del matrimonio e della famiglia, nonché Presidente dell’Accademia Pontificia della vita, risponderà ai valori e alle leggi della Repubblica o al documento, uscito in questi giorni, della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, l’ex Sant’Offizio, che indica una serie di diritti conquistati dal popolo italiano, nemmeno più peccati (che comunque sarebbe un giudizio morale religioso che riguarda i fedeli) chiamandoli crimini. Questo esula dalle competenze religiose ed abbraccia il rispetto delle leggi italiane, per le quali, sui crimini decidono i tribunali, e sui diritti il Parlamento.

Speranza avrebbe già dovuto dimettersi, per occultamento o secretazione di atti relativi alla pandemia, adesso dovrebbe dimettersi per sudditanza psicologica al Vaticano e tradimento della laicità dello Stato.

Faccio finta di stupirmi, ma sono mesi, e ci ho pure scritto un libro per cercare di denunciare il reflusso democratico e laico in cui il governo cattocomunista populista sta portandoci. A destra è anche peggio perché il Paese meriterebbe un governo che abbia una maggioranza vera e non fittizia come questa riferita ad un Parlamento, oggi, tagliato. Richiederebbe quindi che la destra fosse in grado di utilizzare i fondi europei senza il permanere di una visione nazionalista (Meloni) sovranista (Salvini) o quella che viene indicata come una possibile alternativa leadership di Zaia, che dal mio punto di vista è ancora più pericolosa, perché pone il problema dell’autonomia veneta e Padana che distruggerebbe l’unità d’Italia.

C’è spazio per un partito laico, portatore di quel patriottismo costituzionale repubblicano che è tutela della Repubblica, dei suoi valori, della laicità, di buon governo e strumenti per fare le scelte di interesse generale, per fare una riforma dello Stato e delle sue articolazioni seria, per fare una legge elettorale proporzionale che tuteli la ricchezza del pluralismo politico e culturale, che premi il merito in ogni campo, che valorizzi l’iniziativa privata, ma tuteli i campi sociali e strategici come la scuola e la sanità.

Allora c’è questa Italia da costruire e noi dobbiamo essere capaci di spiegarlo alla gente, con una classe dirigente motivata e che tira tutta in questa direzione. Chi vuole barcamenarsi in tatticismi, o aspirazioni personali non avrà grande spazio per farlo; non è consentito dalle condizioni del paese che sta andando alla deriva democratica, civile e può andarci anche economicamente se non daremo esempi di virtuosismo europeo ed occidentale atlantico.