Presentarsi politicamente con l’istanza di aprire il Parlamento quale una scatola di tonno è cosa irrispettosa ma non necessariamente sbagliata. Il Beppe Grillo del 2003 che si chiedeva se il Parlamento servisse più a qualcosa e ne denunciava i rantoli, aveva ragione non torto. Poi aprire è sempre meglio che chiudere per lo meno dal 1945, ovvero da quando Popper a commento della fine della società totalitaria in Occidente pubblicava La società aperta e i suoi nemici. Anche se Popper invertiva i criteri dell’analisi marxista mantenendoli intatti, epistemologicamente il libro è un errore clamoroso, l’idea era giusta e avrebbe fatto fortuna. Per lo meno sino al lockdown dove si è richiuso tutto come sotto il totalitarismo. E purtroppo Grillo sembrava più propenso a proclamare l’inutilità del Parlamento, con Casaleggio infatti – siamo nel 2018 – diceva che forse andava superato sostituito con la piattaforma Rousseau, la democrazia diretta. Una parola sulla democrazia. Questa è sempre diretta altrimenti non è. La formula della rappresentanza è l’idea della democrazia diretta nell’epoca contemporanea quando non puoi più riunire il popolo nella piazza di Atene e nemmeno davanti al Senato di Roma. Il modello è Parigi che mette un Parlamento ed un partito, quello giacobino, a presidio del Parlamento. I giacobini lo epurano, è vero, ma lo tengono vivo. Ci vorrà Lenin per chiudere la Duma e poi Mussolini. Oggi c’è Grillo che ha spinto sull’acceleratore. Il Parlamento non serve; funzionano meglio le dittature. Infatti ci ha dato Conte, e ce ne siamo accorti, ed un referendum per ridurre definitamente le camere alla mercé dei leader dei partiti. La fine della Repubblica in due mosse. C’è una sola controindicazione per il nuovo nemico della società aperta e della democrazia, il fatto che il suo movimento esiste solo più in Parlamento. Grazie a Dio, in Italia è già finito dopo soli due anni in cui lo si è conosciuto meglio sotto il dieci per cento e continuando così scenderà ancora. Finisce prima Grillo della Repubblica italiana.

(Foto: Wikipedia – Licenza Creative Commons)

Articolo precedenteDal populismo, a grandi passi verso la Teocrazia
Articolo successivoLa fortuna di Taiwan, non essere parte dell’Onu
Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.