Per capire cosa sia la Repubblica abbiamo a memoria una data fatale: il 9 Termidoro 1794. Possiamo benissimo accettare tutte le ricostruzioni storiografiche che vogliamo su Robespierre dove nel caso migliore lo si dipinge come un tiranno ed in quello peggiore, il professor Israel, addirittura un controrivoluzionario. Questa discussione non ha rilevanza alcuna. Sono tre secoli che se ne discute; sono stati prodotti migliaia di documenti, ognuno si terrà la sua idea.

Sosteniamo pure che Robespierre fosse un tiranno. Il 9 Termidoro, questo tiranno è stato condannato agli arresti da un voto della Convenzione e condotto in carcere, non fosse che la Force lo respinge, Bicetre non lo vuole, alla fine di un lungo pellegrinaggio lo si confina nei corridoi della Conciergerie, perché non c’è una guardia disposta a metterlo in cella. Robespierre chiede: “imprigionatemi dunque”, e i carcerieri si licenziano.

Tempo un’ora arriva Coffinhal e tutta la sua truppa per liberarlo e non si trova nessuna resistenza. Robespierre solo si oppone e chiede ai suoi di lasciarlo in pace, ma lui è un ometto di un metro e sessanta e Coffinhal misura più di sei piedi e lo prende letteralmente sulle spalle. Robespierre viene condotto alla Comune che lo attende in armi.

Ora è vero che i gravilliers gli sono contro, che l’arcivescovado è dissolto che gli allievi della scuola di Marte hanno lasciato Parigi, curioso di un dittatore che si privi dei suoi pretoriani, ma egli dovrebbe comunque controllare la polizia, la guarda nazionale, i cannonieri, almeno la sua sezione delle picche, altrimenti che tiranno sarebbe? Infatti, i suoi gli chiedono di firmare il proclama di insurrezione. E bisogna immaginarselo questo piccolo Robespierre con la sua parrucca incipriata fra quei forsennati che si vedono già morti senza l’insurrezione. Gli dovrebbero essere tutti cari; il paralitico Couthon, Saint Just, suo fratello. E anche se lui non vorrebbe firmare un bel niente esamina il foglio, prende una penna, guarda miope i suoi sodali e dice loro, e in nome di chi? Robespierre si consegna alla morte e con lui tutti i suoi pur di non violare un ordine della Convenzione.

Non ci fu un solo atto del suo governo, della sua tirannia, che notte o mattina, cadessero le bombe non fosse portato, illustrato, discusso e votato dalla Convenzione. Ci mancava solo che lui non si sottomettesse all’ordine dell’unico vero padrone della Francia, il Parlamento. Fosse vissuto Robespierre al punto in cui stavano le cose, si sarebbe uccisa la Repubblica. Per cui sarà pure stato un tiranno, certo morì repubblicano, onore che, badate bene, non sarà concesso a tutti.

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.