Il leader più potente del continente, la kanzlerin, vince le elezioni da vent’anni nel paese più popolato. Eppure, si é recata in televisione per implorare, bitten, gebitten, i suoi connazionali di restare a casa.

Cresciuta nella Germania dell’est, Angela Merkel sa che quando si impongono prescrizioni nella vita individuale delle persone serve poi la Stasi, la polizia segreta, per controllare che vengano applicate. Le prescrizioni del partito comunista tedesco erano poca cosa rispetto a quelle imposte dal governo Conte.

Soprattutto, Angela Merkel sa che i cittadini tedeschi non sono più sudditi dai tempi di Federico il grande. Ella stessa si é formata nella spiritualità pietista della Germania di Boheme e di Goethe che fornisce esempi e raccomanda.

La Costituzione vieta al cancelliere tedesco di disporre delle norme amministrative che sono riservate ai Lander. Analogamente, nella nostra Costituzione in nome di nessuna emergenza può essere violato l’articolo 13 sulla libertà personale. La democrazia e la Repubblica tedesca rifiutano lo stato di emergenza; hanno conosciuto fin troppo bene il suo significato e, a differenza nostra, se lo ricordano. Questo impedisce alla Germania di imporre norme inutili e prive di senso, tipo quella di indossare la mascherina all’aperto quando poi la togli a tavola al ristorante o al bar. Il virus circola continuamente mica solo quando passeggi.

Il governo italiano deve ancora spiegare come mai chiude la movida e sono infetti i conventi. Soprattutto c’è uno spirito tedesco per quello che riguarda il senso del ridicolo. Gli uomini di Stato, almeno quello, vedono di risparmiarselo.

(Foto: Wikipedia – Licenza Creative Commons)

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Laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma I la Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore della Voce Repubblicana. E' stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è vice direttore della Voce Repubblicana.