Non è vero che queste sono le più importanti elezioni americane di sempre. E’ una iperbole, ma sicuramente sono le più importanti dalla fine dell’Unione Sovietica, quando, grazie soprattutto alle politiche di Ronald Reagan, il colosso comunista crollò.
L’impero del Male non minaccia più la libertà dell’Occidente, ma, al contempo, ci sono altri attori non meno pericolosi, il più insidioso di tutti la Cina, poi la Turchia, la Russia, l’Iran. Questo per quanto riguarda la politica estera e il ruolo fondamentale di contrasto che gli Stati Uniti sono chiamati a esercitare.
Ma c’è un altro problema, ed è interno alle nostre democrazie. L’affermarsi sempre più compatto di una struttura di pensiero, di una narrativa egemone che non ammette dissenso nei confronti delle idee che propugna. La sua potenza è più subdola di quella esercitata da chi, nel passato e nel presente, ha contrastato il liberalismo, il mercato libero, il pluralismo, attraverso l’uso della forza, della violenza.
Se per Hitler, Stalin, Mao il progresso era incarnato in ideologie ben formate che si opponevano in modo chiaro all’assetto democratico e liberale occidentale, oggi ci troviamo di fronte a qualcosa di più subdolo perchè mima quello stesso assetto, ne ha adottato il sembiante e le parole.
“Diritti umani”, “antirazzismo”, “immigrazionismo” “società aperta”, e così via. Parole e definizioni riempite di contenuti frutto di una ben precisa ideologia. Antinazionalista, mondialista o internazioanlista, anti-essenzialista, anti-identitaria, propugnatrice di un’idea di umanità disancorata da tradizione, cultura, memoria in nome di un universalismo astratto e privo di radici. Nemica della normatività biologica binaria e della famiglia tradizionale, quella che per millenni ha accompagnato lo sviluppo generazionale, e per una parificazione con famiglie create dalla tecnica e rese tali unicamente da decreti legislativi. Questo e altro.
Donald Trump, con la sua improntitudine, con la chiassosa esibizione di se stesso, Donald Trump con le sue défaillances e la sua umoralità, rappresenta un argine potente a questo tracimare. Nonostante i suoi difetti. Quest’uomo così candidamente e platealmente imperfetto. L’astuzia della ragione ha scelto lui.
Lo rappresenta soprattutto negli Stati Uniti, ma anche per chi, non essendo americano, si riconosce nella sua battaglia contro coloro i quali pretendono di incarnare le leggi della storia.
Non esistono le leggi della storia. Esistono solo campi di forze. Idee. Il Progresso dei cosiddetti progressisti è una loro invenzione. Esattamente come era una invenzione di Karl Marx il progresso così come lui lo interpretava o l’idea di progresso che aveva Adolf Hitler.
In questi mesi abbiamo potuto vedere il crescere esponenziale di una ostilità senza precedenti nei confronti di Donald Trump. Era già presente prima, certo, ma oggi, allo scoccare delle prossime elezioni è diventata una corazzata compatta.
I potentati che lo hanno osteggiato fin dal principio, UE, grandi conglomerati finanziari, la Chiesa bergogliana (non la Chiesa, attenzione, non la Chiesa che è realtà ben più frastagliata), i comparti massmediatici nella loro pressochè totale uninamità, sono tutti uniti in un unico desiderio, la speranza che sia sconfitto.
Solo così il loro progetto, i loro progetti, potranno proseguire senza troppi intoppi, perchè il principale ostacolo, il leader di quello che è ancora il paese più potente del mondo, sarà stato rimosso.
Trump è dato perdente in tutti i sondaggi. Hanno creato questa grande bolla virtuale in cui è già sconfitto. Ma è la realtà o è solo una costruzione artificiale, un gigantesco e martellante wishful thinking che la realtà vera, quella dei fatti, si incaricherà di distruggere?
Lo vedremo presto.
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Milanese. Laureatosi in filosofia teorica a Roma, è ricercatore indipendente relativamente al conflitto arabo-israeliano. Collabora con L’Informale, Progetto Dreyfus e Caratteri Liberi. Diverse sue interviste con alcuni dei più autorevoli studiosi di storia di Israele, islamismo e jihad, tra cui Benny Morris, Daniel Pipes, Robert Spencer e Mordechai Kedar, sono apparse oltre che su L’Informale, su DanielPipes.org, Middle East Forum, Frontpage Magazine e The Jerusalem Herald. Direttore editoriale della collana Ricerche sull’antisemitismo e l’antisionismo della Salomone Belforte Editore, ha pubblicato Il Sabba Intorno a Israele: Fenomenologia di una demonizzazione, Lindau, 2017 e Il Capro Espiatorio: Israele e la crisi dell’Europa, Lindau, 2019. Segue la politica estera per La Voce Repubblicana.