Un anno fa, esattamente oggi, commentando un post di un discorso di Ugo La Malfa tenuto a Forlì nel 1958, un’amica repubblicana si chiedeva come fosse stato possibile dissipare in poco tempo tanta cultura e tradizione. Molte cose sono passate in questo anno fuori e dentro al PRI, ma credo che ciò che scrivevo allora abbia ancora un senso e sia di attualità. Io ho la mia opinione che vi esterno. Quando le ambizioni personali o un cadreghino prevalgono sui valori e sugli ideali ci si dimentica di ciò che siamo stati e di ciò che potremmo essere. La vera rovina del PRI sono le alleanze. Non si fanno più battaglie repubblicane, originali che diano il senso di un’identità vera, che non tace perché alleato di tizio o caio. Se diciamo solo cose ovvie e giochiamo solo di rimessa per omaggiare gli alleati, noi non saremo mai un partito. Prima occorre fare il PRI e dedicarsi solo a questo, senza i lacci delle alleanze. Spiegare ai giovani e ai cittadini le fondamenta.

Che cos’è la Repubblica? Un patto sociale con regole condivise. Come si vive e si partecipa in Repubblica? Con il senso del dovere, con la filosofia della virtù civile, con la consapevolezza che la sovranità popolare la si esercita attraverso l’elezione dei parlamentari. Che la Repubblica unisce il paese, favorisce la dialettica democratica e la sintesi politica, non è la sede di discriminazione sociali, di razza o di religione e di scontro continuo per delegittimare l’avversario.

In Repubblica i governi li elegge il Parlamento, dando fiducia ad un programma che persegua l’interesse generale e l’opposizione controlla che l’interesse generale venga perseguito. In questo modo il bene comune del paese viene sempre tutelato. La laicità dello Stato è garantita solo se non si accettano ingerenze religiose. La politica decide le sorti del paese, mentre la fede è una scelta individuale che non può prevaricare il diritto delle minoranze.

Essere repubblicani in Repubblica non è come essere Repubblicani in Monarchia o in un regime totalitario. Perché in quei contesti dittatoriali il programma era chiaro ed aveva un unico obiettivo, abbattere la Monarchia e i regimi dittatoriali. In Repubblica, le responsabilità per un Repubblicano aumentano perché la Repubblica funziona solo se si educano i cittadini a servire la Repubblica. la libertà di tutti presuppone leggi da rispettare. L’uguaglianza e la non discriminazione dipendono da regole che redistribuiscono la ricchezza non dal liberismo senza regole. La Patria e il patriottismo costituzionale repubblicano non sono mai nazionalismo, ma il luogo in cui noi portiamo i valori di libertà e democrazia nel mondo, dove questi ideali vengono praticati.

L’Umanità è il nostro orizzonte e la conoscenza dell’Umanità, cioè il sapere, è la fonte del progresso. L’unica religiosità in cui crede un repubblicano è la fede nell’avvenire. L’Europa o è politica o non è. I valori occidentali non ci impediscono di dialogare con gli altri, ma di non farci fagocitare.

Anche le alleanze vanno fatte con chi ha valori simili ai nostri. Basta con gli schematismi di destra e sinistra che prefigurano una lotta politica di spaccatura verticale del paese. Una continua radicalizzazione dello scontro politico che toglie spazio a quella mediazione verso l’interesse generale che è funzione alta del Parlamento e della dialettica politica. L’unico sistema elettorale che può garantire la dialettica e il prevalere dell’interesse generale è il sistema proporzionale puro perché rispetta i criteri di rappresentanza pluralistica e consente alleanze che isolano gli estremismi.

Infine essere repubblicani significa essere ancorati ai valori ma cercare soluzioni moderne al funzionamento dello Stato per il benessere dei cittadini e del sistema delle imprese. Uno Stato moderno fatto di comuni di entità non inferiore ai 25/30mila abitanti senza di che i servizi sociali e la programmazione infrastrutturale non può essere qualitativa e sistemica. Abolire regioni e province inutili e costruire una rete di città metropolitane che hanno come missione creare sistemi e non campanilismo come invece fanno regioni e province con finanziamenti a pioggia distribuiti per catturare clientele ed assistenzialismo.

Se si vuole si possono creare 5/6 macroregioni con puro compito di programmazione. Non mi pare che se ci si crede e si perseguono con determinazione questi principi non si possa penetrare nelle coscienze degli italiani. Naturalmente noi dovremo spiegare anche che grandi maestri come Giuseppe Mazzini e Ugo La Malfa hanno affrontato i temi non solo valoriali ma anche gestionali in quella che è la cultura moderna di governo della società. Ugo La Malfa ha con la programmazione e la politica dei redditi indicato chiaramente lo strumento di governo di una società con profonde disuguaglianze sociali e territoriali e soprattutto con i libri bianchi sulla spesa pubblica come gestire le strutture pubbliche al servizio delle imprese e dei cittadini.

Abbiamo un patrimonio che nessuno ha, e ci perdiamo a correre dietro a tradizioni che nulla hanno da portare in campo se non i loro fallimenti politici e storici. La scuola di partito parta da qui e la frequentino anche i più grandi; quelli che protestano solo e non fanno nulla di costruttivo. Quelli che sono ancorati ai bei tempi come quelli che rinunciano ad amare perché l’amore della loro vita è nel passato. No, amici repubblicani, la vita è adesso e noi dobbiamo saperla amare col nostro impegno, con il coraggio dei patrioti repubblicani, con l’intelligenza che solo chi crede nella libertà e nella conoscenza dell’Umanità può avere.