Non é certo un caso che mentre l’Europa trema per un virus sconosciuto il terrorismo islamico rialzi la testa. L’odore della paura richiama i pescicani quanto il sangue. l’Europa nel 1945, e poi nel 1989 si era presentata al mondo come la società aperta, si accinge a chiudere tutto. Passeggiate per le sue capitali alle nove di sera e sembrerebbe che la guerra fredda l’abbia vinta Gromiko. Sembrano tutte Budapest negli anni 80 del secolo scorso, deserte. Il fanatismo religioso dell’ Isis si sente rinvigorito. Finalmente, nè luci nè colori, nè gente in giro, la gente chiusa in casa come in una caverna. La società occidentale vacilla. Diamole il colpo di grazia. Il 24 febbraio scorso in una intervista al Corriere della Sera il presidente della società virologi italiani, Giorgio Palù, ha detto di essere contrario al lockdown “come cittadino perché sarebbe un suicidio per la nostra economia, come scienziato perché penalizzerebbe l’educazione dei giovani, e come medico perché vorrebbe dire che i malati affetti da altre patologie, specialmente tumori non avrebbe accesso alle cure”. Cosa pensa di fare l’Europa dell’89 e del ’45? Un altro lockdown, magari persino più soft, definito per aree diverse, perché il primo non è che abbia convinto poi molto, non ha dato i risultati sperati. Non sappiamo se questo sconfiggerà il virus di sicuro l’integralismo é ad un passo dallo sconfiggere noi.