La Costituzione repubblicana prevede la necessità e urgenza, ma per motivi giuridici e politici non l’emergenza. Qualcuno se l’è dimenticato, la nostra é una Costituzione redatta dai partiti antifascisti ed il fascismo fece le sue fortune sull’emergenza. Il governo Conte ha preso i pieni poteri come Mussolini in nome dell’emergenza, decreta sulla crisi del paese mentre il Parlamento si occupa di transomofobia, e non mostra nessuna urgenza.

L’ultimo Dpcm é stato annunciato a metà della settimana scorsa per il sabato successivo, rinviato per uno sterile dibattito parlamentare, discusso altri due giorni con le regioni senza costrutto, tutte si dicono scontente e infine dipanato per via televisiva mercoledì sera. Non entrerà in vigore il giorno successivo ma un altro ancora, venerdì prossimo, magari alla mezzanotte. Il governo non sente l’urgenza e manco la fretta.

Questa assenza di urgenza ha contraddistinto il governo fin dal febbraio scorso. Sappiamo che il comitato tecnico scientifico chiese di chiudere Alzano e Nembro ed il governo si prese due giorni per poi chiudere la regione. Non prima però di aver fatto diffondere le sue intenzioni, così le stazioni ferroviarie vennero prese d’assalto. Meno male che si sarebbero spostati solo i non residenti. La folla prendeva il treno comunicando le proprie generalità. Anche ammesso fosse vero, oggi la situazione é un po’ diversa. Il governo ha fatto quasi un invito ad organizzarsi, che significa, per chi non vuole restare chiuso come un topo in trappola, a trasferirsi altrove.

Solo che con questo sistema in due giorni il virus circola e si sposta tranquillamente. Due giorni sono tanti per un virus, la differenza fra la vita e la morte, quella che il governo vorrebbe istituire per salvare la pelle dei cittadini. Infatti continua l’emergenza, ci sono infetti nonostante le regole e ci si continua ad ammalare e crepare. Ma con la debita calma.