Alla fine é dovuto intervenire il comitato tecnico scientifico per spiegare ai governatori in rivolta che il Presidente del Consiglio non é uscito pazzo e divide e colora l’Italia come fossero i panni di Arlecchino. E a dire il vero anche se il Premier é tutto preso dal dare disposizioni, quasi comandasse un esercito invece di guidare un paese, si capiva che la ragione del colore di Calabria e Sicilia deriva dal rischio di pressione ospedaliera e non dallo stato del contagio. Tuttavia il governo invece di fare stati generali, scrivere libri, due cosette per potenziare il settore sanitario in questi mesi potevano farlo? Non vogliamo incrinare il doveroso senso di solidarietà verso chi ha il doveroso compito di affrontare la pandemia, ma anche l’ultimo dei sudditi qualche domanda se la deve pur fare. Ad esempio sui medici il governo precedente, il Premier non ricorda c’era un tal Conte a guidarlo, un omonimo, fece quota cento e mandò i medici a casa, ora bisogna richiamarli in servizio visto che il ricambio non c’è stato. É vero che l’arte medica non si improvvisa, ma magari abolire il numero chiuso alle università, provare dei corsi accelerati, portare i laureandi in corsia di potrebbe tentare. L’emergenza non é solo regole ma anche un po’ di iniziativa. Non tutti sanno che il premier ama Bonaparte. Regala edizioni pregiate dell’Imperatore ad ogni occasione. Bonaparte i suoi eserciti li addestrava durante le marce, mica erano professionisti o mercenari, in genere soltanto contadini e così sconfisse tutte le armate di piazzaforte del continente. Bisogna pensare che con i medici bisogna fare qualcosa del genere. Perché dire sembra che la pandemia si risolva per Natale, è una scusa per non fare niente. Ma é probabile che abbia ragione De Luca, quando dice che a Natale le regioni rosse saranno arancioni e le altre tutte rosse. A quel punto il comitato tecnico scientifico ci venga spiegare questo bel risultato. E il Premier speriamo non abbia la forza di muoversi dal suo studio nemmeno per un passaggio in televisione.