Il Partito Repubblicano Italiano qualunque cosa succeda può confidare su due beni unici di inestimabile valore, non replicabili da nessuno.

Il primo è il simbolo. L’edera è il simbolo della speranza sin dalla Rivoluzione francese: sono edere i rampicanti che il popolo del Palais Royale strappa dai muri recandosi alla Bastiglia, quando Desmoulins afferò una foglia di castagno. L’edera è il simbolo che Mazzini sceglie per la Giovine Italia e che si trasmette a maggior ragione alla Giovine Europa. Nessuna forza politica italiana possiede più simboli di questa forza e di questo impatto.

Il secondo è il nome repubblicano. Il partito repubblicano è qualcosa che percorre i secoli e che continuerà a percorrerli. Noi conosciamo la Repubblica dai tempi di Platone, anche se in verità Platone non scrisse una “Repubblica”, ma una “Politeia”, ovvero una “Cittadinanza”, che i romani tradussero in Repubblica perché dal punto di vista romano le due cose giustamente coincidevano. La Repubblica contiene in sé l’idea del governo e quella del diritto che reclamano i cittadini che si sentono liberi, così avvenne a Roma e poi in America e poi in Francia dopo un sonno durato sei secoli.

Il nome ed il simbolo repubblicani racchiudono una storia nobile ed insospettabile: i repubblicani sono stati cospiratori e congiurati contro tutti i totalitarismi, comunismo e fascismo, ma anche contro chi con la carità e l’assistenza rende schiava la persona e il cittadino. Hanno avuto un’intransigenza pregiudiziale contro la monarchia. Hanno guidato l’opposizione al fascismo. Hanno partecipato alla difesa di Treviso 1921, alla concentrazione antifascista di Parigi del 1926, alla guerra di Spagna nel 1936 – segnata dalla morte di Mario Angeloni e dall’eroismo di Randolfo Pacciardi.

Il Pri è un partito di democrazia istituzionale e rifiuta le aggettivazioni (proletaria, popolare, cristiana, sociale). La democrazia repubblicana è rispetto delle libertà individuali e collettive. E’ democrazia rappresentativa o delegata,  non democrazia assembleare, cioè tirannica, che si esprime nel sistema parlamentare corretto dagli istituti di democrazia  diretta, i referendum consultivi.

Altro carattere del repubblicanesimo è il laicismo, che non significa anticlericalismo; l’idea laica è l’opposto dell’idea confessionale ed è esattamente riassunta nell’art. 7 della Costituzione della Repubblica romana del 1849 (“dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici”) o  dal primo emendamento della Costituzione Usa (“il congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione o per proibirne il culto”).

Il Pri è una forza riformatrice che cambia la società, ma non con una teoria conflittuale fra le classi che è quella che storicamente divide in destra e sinistra la lotta politica. L’effetto combinato di globalizzazione e tecnologia, unito a vergognosi fallimenti di governance, ha diviso l’Italia in garantiti e non garantiti, e tra questi ultimi ci sono segmenti produttivi della società quali i piccoli imprenditori, gli artigiani, le partite Iva.

Piero Gobetti diceva che il Pri era morto nel 1914, con la scelta di partecipare alla guerra del governo di casa Savoia e forse non aveva torto. Però non considerava che non erano i repubblicani di allora, come non sono quelli di oggi, a detenere il simbolo ed il nome, sono il nome ed il simbolo a detenere loro e noi.

Noi abbiamo il compito di evitare che vengano disgiunti, che si possano disperdere, che un altro possa staccare quello che è rimasto unito per più di 125 anni perché derivante da una tradizione di indipendenza e libertà millenaria.

Se perdiamo questa avremo altri sei secoli di oscurantismo. Se ciò accadrà, non sarà ora. La Voce Repubblicana riprende le pubblicazioni nel momento più buio della Repubblica, con l’ambizione di promuovere l’aggregazione di una forza politica che riunisca tutti coloro – liberali, popolari, riformatori – che si riconoscono solo nei valori della Costituzione repubblicana.