Riapre, online, La Voce Repubblicana, e sarà uno strumento aperto al contributo di quanti, partiti, movimenti, intellettuali vogliono continuare la battaglia per la realizzazione della Repubblica e della creazione di un polo liberal-democratico che impedisca la deriva cattocomunista populista della sinistra o sovranista peronista della destra al potere.

Il sistema maggioritario di contrapposizione destra-sinistra ha stravolto la concezione su cui si basa il governo della Repubblica, cioè un patto sociale con regole condivise che persegue l’interesse generale.

Lo schema maggioritario, incompatibile con una Repubblica parlamentare, è diventato la lotta per la conquista del potere e questo ha moltiplicato le diseguaglianze, ha reso protagoniste strutturali le grandi corporazioni che sono inseguite e bandite da destra e sinistra per vincere e governare.

Quindi rimanere legati allo schema destra sinistra significa solo deteriorate la condizione del Paese con promesse e politiche tese a rafforzare le promesse clientelari elettoralistiche.
Una sinistra che col pasticcio Pd è diventata la vera Dc, cioè l’interprete di quel blocco sociale che la Dc ereditò dal fascismo e che ha di fatto governato anche in Repubblica. Un blocco sociale assistito, corporativo, fatto di dipendenti pubblici, di lavoratori della grande industria, che grava sul sistema produttivo e sul sistema-paese marginalizzando e indebolendo il ceto medio.

La crisi del sistema nasce da qui; dal fatto che la contrapposizione storica fra mercato e intervento regolatore dello Stato viene sovvertita da una realtà dove governano le lobbies e dove l’ossatura fondamentale produttiva del Paese fatta di piccoli e medi imprenditori viene compressa, tassata, distrutta con politiche che da un lato favoriscono le grandi imprese multinazionali e dall’altro usa la spesa pubblica per sussidi e carità; cioè per uno Stato che non può competere nel mondo globalizzato.

La destra egemonizzata da una concezione sovranista non è in grado di dare futuro al Paese perché senza Europa non vinciamo nessuna sfida come dimostra la situazione
della lotta alla pandemia.

La sinistra che diventa cattocomunista e quindi fonde assistenzialismo e rivendicazionismo diventa strategicamente la forza politica del potere forte e alleandosi coi 5S, il partito che ha intercettato le proteste populiste diventa il partito conservatore ed antiliberale per eccellenza.

Ecco perché occorre una forza politica che si opponga ad una destra sovranista peronista e a una sinistra cattocomunista populista.

La Costituente repubblicana, liberal-democratica, laica deve essere lanciata al più presto nel paese con chi ci sta: Pri, Azione, Pli, Radicali, +Europa, oltre alle associazioni, ai movimenti di ispirazione laica, liberale e repubblicana. E devono poter aderire anche intellettuali liberi di dare un contributo di idee, non ci servono intellettuali organici. C’è una dialettica ideologica che va alimentata adeguandola agli studi ed arricchita dal confronto.

Tuttavia lungi da noi pensare di fare della Costituente un superamento delle tradizioni, per andare verso un soggetto politico che fonde ideologie per un pensiero unico genericamente liberal-democratico.  Non abbiamo bisogno di omologare e di amalgamare le diversità, ma di elaborare programmi di governo, anzi, di buongoverno. Chi ha idee da portare in campo, chi merita per idee e programmi deve essere uno stimolo per tutti ad impegnarsi. La leadership va conquistata senza pregiudizi e senza fughe in avanti. La leadership deve essere contendibile ed un equilibrio tra i soggetti che si federano per presentarsi agli elettori in autonomia da destra e sinistra.

Noi abbiamo, come Pri, fornito col documento del Consiglio nazionale, la nostra analisi della realtà: occorre verificare se essa coincide con quella degli altri soggetti. Non c’è una visione classista da far emergere, ma c’è una deriva da Stato corporativo ed assistenziale
da combattere. C’è una scelta fra chi difende, anzi persegue, un blocco di assistiti, di garantiti che viene tutelato e un blocco sociale di ceti medi, produttivi, artigiani, commercianti, coltivatori, contadini, operatori del turismo e della ristorazione, delle libere professioni che viene penalizzato e si cerca di farlo diventare assistito da uno Stato che interviene sempre più nell’economia.

La concezione democratica che ci appartiene esclude che noi possiamo diventare i rappresentanti di questo blocco contrapposto a quello dei lavoratori assistiti, dei lavoratori del pubblico e del parastato, della grande azienda. La concezione democratica della Repubblica include tutti senza una visione di classe tipica della società contrapposta nella conquista del potere.

Questo significa che l’emergenza sanitaria ed economica va gestita, non per assistere con sussidi chi si fa fallire, ma per dare sostegno con investimenti produttivi ed infrastrutturali al sistema-paese, all’occupazione, alla creazione di un sistema sanitario efficiente, ad un’organizzazione dello stato moderna. Occorre una politica di unità nazionale capace di ristabilire la filosofia e la tutela dello spirito della Repubblica minacciato da populisti che conoscono solo il sussidio e la decrescita felice e da sovranisti incapaci di comprendere che senza Europa, non saremmo stati in grado di affrontare la crisi accelerata dalla pandemia.

La nostra sfida sta qui: preservare il carattere democratico della Repubblica fatto di libertà responsabili, non di imposizioni; fatto di socialità e dialettica, non di distanziamento sociale; fatto di pluralismo politico e sociale, fatto di regole e di buon senso. Per fare questo, occorre quel patriottismo costituzionale repubblicano che è prima di tutto educazione al dovere, senso di responsabilità, orgoglio di comunità e riconoscimento del merito.

Senza orgoglio patriottico non c’è la possiamo fare. Per questo noi siamo patrioti della libertà e del bene comune e per questo siamo quell’energia incrollabile che si chiama coscienza positiva di un paese. Sta a noi, testimoni del nostro tempo, dimostrare di essere patrioti italiani, patrioti europei, patrioti della civiltà occidentale.

(Foto: Wikipedia – Licenza GNU Free Documentation License)