Passata la lunga notte delle elezioni, nel Partito democratico si prepara la notte dei lunghi coltelli. Con una singolare scelta di parole, ma esprimendo una manifesta convergenza sul concetto, Bernie Sanders, Elizabeth Warren ed Alexandra Ocasio-Cortez hanno dichiarato che Joe Biden possiede l’esperienza politica necessaria a tenere insieme la coalizione democratica. Nello scegliere di definire i Democratici una “coalizione”, piuttosto che un “partito”, i tre esponenti dell’ala radicale hanno lanciato un’Opa sul programma in fieri del Presidente-eletto, ricordandogli che c’è una cambiale politica in scadenza da incassare. Come in tutte le coalizioni, dovrà iniziare un tiro alla fune sui contenuti del programma di governo. Di conseguenza, chiuso lo scontro con Donald Trump, sul mandato presidenziale di Biden grava ora l’incognita di uno scontro tutto interno ai Dem con Sanders dagli esiti incerti.

Biden è il capolavoro di Michelle Obama. E’ stata proprio l’ex First Lady a spingere il sedicente “socialista” anziano senatore del Vermont a sostenere il Presidente-eletto scongiurando il ripetersi del fiasco del 2016. Allora la sconfitta in favore di Trump fu determinata dalla mancata convergenza dei voti dell’ala radicale sul candidato centrista, Hillary Clinton, che aveva liquidato Sanders nelle primarie, scegliendo poi Tim Kaine quale running mate nel ticket elettorale.

Da un lato, nel movimento progressista che sostiene Sanders trovano posto le istanze più radicali della coalizione Dem: Black Lives Matter, Defund Police, il movimento LGBT, gli Antifa, Occupy Wall Street. E questo magma spinge per trovare posto nei contenuti programmatici, politici e di governo dell’Amministrazione Biden.

Trovare la quadra non si rivelerà facile. La spinta sulla decarbonizzazione confligge con l’industria americana delle energie di scisso (shale gas e shale oil), già colpita duro dal calo globale dei prezzi. Contemporaneamente, cresce la fazione che esalta il nucleare per l’elettricità. Mentre la base punta fondamentalmente ad una sanità universale di tipo europeo e al taglio delle tasse universitarie.

Dall’altro lato, è manifesto il malessere nella delegazione parlamentare alla House of Representatives – dove i Dem hanno perso 4 seggi – che accusa un eccessivo scivolamento a sinistra e le troppe aperture di credito al movimento progressista.

Secondo l’Ambasciatore Sergio Vento, Responsabile nazionale esteri del PRI, “i deputati dem alla Camera sono tradizionalmente moderati che vincono le elezioni al centro, rappresentando il mainstream politico e finanziario americano, il celebre blob di Washington, DC”. “Sono i ministri finanziari di Bill Clinton, Bob Rubin e Larry Summers – fa presente l’Ambasciatore – quelli che nel 1998 hanno superato il Glass Steagall Act del 1933, che separava le attività bancarie dalle attività d’investimento. E anche Barack Obama tutto sommato non ha fatto grandi crociate per la middle class”. L’Amministrazione Dem deve anche proteggere gli interessi della grande industria hi-tech di Silicon Valley, quella che più accelera l’obsolescenza della old economy.

Paradossalmente, Sanders è per i Dem la nemesis di Trump. Anche lui, come il tycoon di New York, è un’anomalia anti-establishment.

Allo stato, il miglior alleato del Presidente-eletto è il leader Repubblicano al Senato Mitch McConnell. In una drammatica seduta del Senato, Mitch McConnell ha picchiato duro ribadendo il diritto del Presidente Trump di chiedere la verifica del conteggio dei voti per escludere i voti tardivi. Mitch the knife ha anche attaccato frontalmente il senatore di New York Chuck Schumer che denunciava la riconta come una fonte di discredito “come se gli Usa fossero un Venezuela qualsiasi”, ricordando che fu Al Gore nel 2000 a stabilire lo sciagurato precedente. Tuttavia, tenendo il Senato aperto durante la transizione presidenziale, the Knife ha anche segnalato di star attivamente trattando con Biden, alzando il prezzo dell’accordo politico, ma offrendo in cambio il sostegno del Grand Old Party al Senato.

Per poter governare il Presidente-eletto degli Usa dovrà saper imbastire un italianissimo inciucio.

(Foto: Gage Skidmore – First Lady of the United States Michelle Obama speaking with supporters of former Secretary of State Hillary Clinton at a campaign rally at the Phoenix Convention Center in Phoenix, Arizona.)

 

 

 

Articolo precedenteIl governo ignora il parlamento stretto dalle regioni
Articolo successivoBiden e il multilateralismo, occorre rilanciare il TTIP
Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.