Con l’elezione di Joe Biden alla presidenza degli USA, seppur in attesa che si definisca la situazione relativa ai ricorsi annunciati da Donald Trump, si pone il tema di quale sarà la linea perseguita da Washington nei prossimi mesi e di come questa inciderà sugli equilibri geopolitici e geoeconomici.

I dossier sul tavolo del nuovo Presidente sono molti.

In primis indubbiamente ci sarà la gestione dell’emergenza dovuta al Covid-19.
Ma altri temi saranno da subito al centro dell’azione del nuovo Presidente: il confronto/scontro con Cina e Russia, sul quale è lecito attendersi che non si registreranno arretramenti rispetto alle posizioni dell’amministrazione Trump, le modalità della presenza americana in Medio Oriente e in Nord Africa, i rapporti con l’Unione Europea.
E quest’ultimo ambito, quello dei rapporti USA – UE, ed in particolare le relazioni commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, è uno dei dossier in cui si prospetta la maggiore divaricazione rispetto alla linea perseguita dalla precedente amministrazione, con Joe Biden più propenso ad un approccio orientato al multilateralismo dopo alcuni anni caratterizzati dalle tensioni dovute alla cosiddetta “guerra dei dazi”.

La disputa tra Washington e Bruxelles, risalente al 2004 con le accuse reciproche di aver concesso aiuti di Stato, la UE ad Airbus e gli USA a Boeing, si è inasprita nel 2018 con l’introduzione da parte dell’amministrazione Trump di ulteriori dazi sulle importazioni di prodotti dalla UE. Tali dazi, regolati ai sensi della sezione 232 del Trade Expansion Act, rappresentavano un intervento finalizzato a riequilibrare il consolidato trend che vedeva la bilancia commerciale americana in forte deficit a livello assoluto e nei confronti della UE.
Nel solo 2017 il deficit sui beni ammontava infatti a circa 800 miliardi di euro, di cui 152 nei confronti dei Paesi della UE.

Sotto accusa da parte dell’amministrazione USA sia i dazi all’importazione imposti da Bruxelles che le barriere non tariffarie rappresentante da standard di qualità quali ad esempio le regole della PAC, la Politica Agricola Comune.

Se a livello assoluto le politiche di contenimento messe in atto da Washington hanno arrestato il trend di crescita del deficit commerciale americano, che a fine 2019 si attestava agli stessi livelli del 2018, il deficit nei confronti della UE è cresciuto ulteriormente. Il livello degli scambi non ha fatto registrare un calo ma anzi gli USA continuano a rappresentare il più importante mercato di sbocco per i prodotti europei, con una quota di mercato pari a circa il 18% delle esportazioni totali, e sono ancora il secondo partner per quanto attiene alle importazioni, con una quota di mercato pari a circa il 12% delle importazioni totali.
Questi dati rappresentano la cifra della forte interrelazioni tra le due sponde dell’Atlantico, la somma delle cui economie rappresenta circa il 45% del prodotto interno lordo globale.
Se il mini accordo siglato lo scorso ottobre tra USA e UE sulla riduzione dei dazi su beni che rappresentano un interscambio pari a circa 200 milioni di euro rappresenta evidentemente una goccia nel mare, un cambio di prospettiva potrebbe puntare all’obiettivo ben più ambizioso rappresentato da una ripresa convinta dei negoziati per il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), forse troppo frettolosamente interrotti nel 2016.

Un rilancio del TTIP, da configurare sempre più come un comprehensive agreement, permetterebbe di giungere ad una sempre maggiore integrazione non solo per quanto attiene il commercio di beni, ma anche relativamente al mercato dei servizi, inclusi i servizi finanziari, agli appalti, al mercato del lavoro, e ad altri numerosi settori.

Evidentemente, per la ripresa dei negoziati, necessiterebbe un nuovo approccio in grado di ricercare nuovi punti di equilibrio in primis in tema di barriere non tariffarie e quindi di standard di qualità, ma anche sul sistema di risoluzione delle controversie che nella stesura originaria era rappresentato dal meccanismo arbitrale del “Investor to State Dispute Settlement” (ISDS) che potrebbe trovare una sua evoluzione nel “Investor Court System” (ICS) applicato con il CETA, l’accordo commerciale tra UE e Canada.

In un momento storico caratterizzato anche dalle trattative tra Regno Unito e UE per la realizzazione di un accordo sulle future relazioni nel post Brexit, e tra Regno Unito e USA per la realizzazione di un FTA bilaterale, il TTIP potrebbe rappresentare la soluzione per rinsaldare le relazioni Transatlantiche, creare le condizioni per lo sviluppo di ordinate relazioni commerciali ed economiche, e per favorire l’avvio di una nuova fase di stabilità e di crescita nel panorama globale.

(Foto: Di Ssolbergj – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3342628)