L’incredibile controversia fra Regioni e governo che costerà un prezzo elevato al Paese, ha un tragico presupposto costituzionale. Quella riforma del Titolo V scritta senza pensare a fine legislatura dal governo Amato nel 99. Quei giorni furono intensi. La segreteria del Partito repubblicano, fondatrice del nuovo centrosinistra, scongiurò il governo di non procedere a maggioranza semplice alla modifica. Per tutta risposta, il governo nominò sottosegretario un deputato del Pri disposta a votarla contro il partito. Chi rimprovera al Pri le sue scelte politiche successive, può darsi abbia ragione, ma certo non considera simili antefatti.

In base al Titolo V riformato, le Regioni non sono autonome, come vorrebbe Zaia, ma enti autonomi che dispongono di una legislazione concorrente, ad esempio sulla salute, sull’istruzione, sui trasporti. Vista l’ampiezza delle competenze regionali che la costituzione riformata concede, sarebbe da valutare come straordinario che non si sia ancora aperto nel paese uno scenario secessivo.  Chi ricorda il cuore della polemica asperrima fra Mazzini e Cattaneo? Il tema era il federalismo, che avrebbe impedito l’unità d’Italia. Cattaneo voleva repubblicano solo lo Stato costruito da Bonaparte, la Cisalpina.

Il segretario nazionale del partito, nel marzo scorso, l’amico Corrado De Rinaldis Saponaro, quando vide profilarsi l’emergenza aveva ben presente il quadro politico del Paese ed i rischi che correva.  Per questo propose subito, con un articolo sulla Stampa, la solidarietà nazionale. Vi era infatti una questione principale, ovvero che l’unico paese dell’Europa occidentale che prevede nella sua Costituzione l’emergenza, questo é la Francia della Quinta Repubblica, nata sulla guerra d’Algeria. Quella Francia rischiò il colpo di Stato militare che De Gaulle riuscì ad evitare concentrando i poteri su un presidente eletto.

É interessante notare come la sinistra marxista, all’epoca ancora stalinista, accolse quella riforma giudicandola fascista. L’eco fu tale che Randolfo Pacciardi, presidenzialista, venne appellato in questo modo. La ragione di tali infondate accuse derivava dal fatto cha la Repubblica parlamentare, la nostra Repubblica, derivata dal primo modello francese e non dal quinto, vuole separati il potere legislativo da quello esecutivo, oltre a conferirlo anche alle autonomie locali.

Come avrebbe potuto quindi un governo di risulta, che aveva perso il consenso popolare, a marzo il partito di maggioranza relativa era già divenuto il terzo, aggiungendo la crisi politica a quella sanitaria, ora  é diventato il quarto, sotto Fratelli d’Italia, guidare la crisi. Con quale autorevolezza un governo di minoranza poteva chiedere agli italiani di rinunciare ai loro diritti fondamentali per contrastare la pandemia? Su quale prestigio intellettuale un simile governo, dove i sottosegretari credono che Beirut sia una città libica, può apparire credibile? Ovviamente nessuno in nessun caso, se non sulla base della paura che non convince poi nemmeno il governo. Infatti é tutto un appello al fronte comune, alla collaborazione. Decretano e supplicano. Ora é vero, i sentimenti sono importanti, ma lo sono più gli accordi. Per esercitare davvero un fronte comune, serve un governo comune. Altrimenti andremo avanti necessariamente in ordine sparso. Ci va già la maggioranza figurarsi l’opposizione.