Il fratello maggiore del Primo Ministro libanese-designato, Saad Hariri, ha dichiarato in un’intervista al sito Axios che Israele e il Libano dovrebbero chiudere la controversia sui confini e iniziare a lavorare su un accordo di pace. “Il confine di terra è come una ferita aperta che dà a Hezbollah spazio di manovra”, ha detto Hariri, aggiungendo anzi che “invece Hezbollah, sostenuto dall’Iran, non può far parte del governo libanese e dovrebbe essere dichiarato un’organizzazione terroristica”.

Le parole di Hariri sono un assist all’appello del Ajc Transatlantic Institute, l’ufficio europeo dell’American Jewish Committee, che chiede la designazione di Hezbollah quale organizzazione terroristica.

Il trattamento riservato a Hezbollah è uno dei più clamorosi fallimenti europei in politica estera. Nel luglio 2013, l’Unione europea delle contraddizioni ha dichiarato che Hezbollah è terrorista, ma solo a metà. Bruxelles ha fatto una separazione teorica all’interno dell’organizzazione mettendo solo l'”ala militare” nella lista delle organizzazioni terroristiche, e non anche l’”ala politica”.

In settimana, in un webinar dedicato all’Italia, l’Ajc aveva ribadito proprio l’urgenza di agire superando la finzione. Secondo Lisa Palmieri-Billig, rappresentante in Italia e di collegamento presso la Santa Sede dell’American Jewish Committee, “l’UE ha inventato questa differenziazione sostenendo che un divieto generale metterebbe in pericolo i contatti diplomatici”, “ma – ha notato l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata – non c’è alcun sostegno a questa argomentazione:  Hezbollah è vietato in molti Paesi che continuano ad avere relazioni diplomatiche con il governo libanese”.

Allo stato, Hezbollah è vietato, oltre che in Israele, dalla Lega Araba e dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, e in Usa (1997), Canada (2002), Paesi Bassi (2004), Gran Bretagna (2019), Argentina (2019), Paraguay (2019), Colombia (2020), Honduras (2020). Recentemente, hanno assunto la decisione Germania (2020), Lituania (2020) ed Estonia (2020).

Benché l’organizzazione terroristica possieda cellule e reti all’interno dell’Ue, a Bruxelles si sa poco sulle attività della “milizia” (non “partito”) di Dio.

A settembre 2020, il Dipartimento di Stato Usa ha comunicato la scoperta di  safe houses e nascondigli in tutta Europa, che ospitano enormi quantità di esplosivi e materiali chimici per la fabbricazione di potenti ordigni.

Nel 2015, un magazzino contenente 8,3 tonnellate di nitrato di ammonio è stato trovato a Cipro. Sei mesi dopo, a Londra sono stati trovati quattro nascondigli contenenti tre tonnellate dello stesso materiale; lo stesso che ha causato l’esplosione di Agosto 2020 al Porto di Beirut.

L’Ajc chiede un divieto totale di Hezbollah nell’Ue e che l’intera organizzazione sia inserita nell’elenco delle organizzazioni terroristiche a livello europeo.

L’appello dell’Ajc è in linea con i valori comunemente accettati in Europa, come descritto nel Preambolo della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: Le libertà fondamentali sono la base della giustizia e della pace nel mondo e questa è meglio mantenuta dall’effettiva democrazia politica.

Il senatore Lucio Malan ha preparato una proposta di legge che accoglie l’appello dell’Ajc.

Hezbollah è al momento il singolo maggior fattore di instabilità nel Medio Oriente. E ciò pregiudica gli interessi italiani. A partire dal gasdotto EastMed, è fondamentale che Roma assuma un ruolo attivo nella regione che contribuisca a determinare i nuovi assetti geopolitici.

Un passo contro Hezbollah sarebbe contemporaneamente cinico e morale. Così è la politica estera, una materia di valori ed interessi.

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Avvocato, manager e giornalista. Allievo del 198° corso alla Scuola Militare Nunziatella, ha conseguito la laurea all'Università di Roma Luiss, il Master of Laws alla New York University e il Juris Doctor alla Columbia University di New York. E’ Avvocato; Solicitor (England & Wales); Attorney at Law (New York); e appartiene all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ha esercitato la libera professione in USA (Sullivan & Cromwell) e assunto ruoli manageriali in UK (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo; BlackRock). Ha pubblicato "L’altra Brexit" (Milano Finanza, 2018); è editorialista Brexit per il quotidiano finanziario Milano Finanza; opinionista geopolitico per il canale televisivo finanziario Cnbc. Direttore responsabile della Voce Repubblicana.